Il Giappone è tornato a essere una delle mete più desiderate del mondo, con decine di milioni di visitatori stranieri ogni anno e l'obiettivo dichiarato di crescere ancora entro la fine del decennio. Un successo che ha però un rovescio della medaglia: trasporti intasati, quartieri storici sotto assedio, residenti esasperati. La risposta che si sta facendo strada è tanto semplice quanto controversa, il prezzo differenziato tra chi vive nel Paese e chi arriva da fuori.

Il laboratorio di Himeji

Il caso più citato è quello del castello di Himeji, patrimonio dell'umanità nel Kansai. Qui il biglietto per i visitatori stranieri costa più del doppio rispetto a quello riservato ai residenti, come racconta un'inchiesta di Repubblica. La logica è duplice: contenere l'afflusso e destinare maggiori risorse alla manutenzione del monumento. Chi gestisce il sito preferisce parlare di una tariffa piena con uno sconto per i residenti, ma la sostanza non cambia.

Perché si è arrivati a questo punto

La pressione turistica su alcune città giapponesi è diventata difficile da sostenere. A Kyoto gli autobus di linea sono spesso saturi e i ristoranti attorno ai templi registrano lunghe attese. Il fenomeno alimenta un malumore diffuso: per molti abitanti il turismo non è più soltanto un'opportunità economica, ma un'invasione quotidiana della vita di quartiere. In questo clima, il prezzo doppio viene percepito da una parte dell'opinione pubblica come una forma di tutela, più che come una discriminazione.

Una tendenza che si allarga

Il modello non nasce in Giappone. In molti grandi siti dell'Asia il biglietto per gli stranieri è più caro da decenni. La novità è che la pratica si sta estendendo anche in Occidente. In Francia, ad esempio, il Louvre ha annunciato tariffe più alte per i visitatori che non risiedono nell'area economica europea, presentando la misura come un contributo alla sostenibilità del museo, secondo quanto riportato da testate internazionali.

Un dibattito aperto

Non mancano le critiche. Alcuni osservatori parlano apertamente di un principio di segregazione tariffaria e sottolineano una differenza di fondo: un Paese ricco che applica il doppio prezzo invia un messaggio diverso rispetto a una destinazione in via di sviluppo che lo fa per finanziare servizi essenziali. La domanda decisiva riguarda l'uso di quelle risorse aggiuntive, come nota anche l'analisi di Unseen Japan: se serviranno a manutenzione e accoglienza il sistema potrà dirsi virtuoso, se resteranno solo un incasso in più somiglierà a una tassa mascherata. Il Giappone, intanto, si prepara a fissare linee guida nazionali che potrebbero fare scuola ben oltre i suoi confini.