Un metodo che parte dalle emozioni

A settantanove anni, Franco Mussida continua a interrogarsi su cosa può fare la musica per le persone. Il chitarrista storico della Premiata Forneria Marconi e presidente del Cpm Music Institute di Milano porta nella scuola la Formazione Musicale Integrale, un metodo che l'istituto descrive come un vero cambio di paradigma nell'insegnamento. L'idea di fondo è tenere insieme la tecnica e la dimensione emotiva del suono, senza separare la competenza dallo sguardo interiore.

Come funziona la Formazione Musicale Integrale

Il progetto si appoggia su strumenti concreti. Al suo centro ci sono audioteche organizzate in nove famiglie emotive e ventisette stati d'animo, pensate per collegare i brani alle emozioni che suscitano. A questo si aggiungono tecnologie sviluppate dall'istituto, come Iper Read per la lettura musicale, applicazioni per l'intonazione e un test dedicato all'identità emotiva di chi suona. Un apparato che prova a rendere didattica sistematica un'intuizione semplice: si impara meglio la musica se si impara anche a riconoscere ciò che fa sentire.

L'esperienza nelle carceri

La parte più significativa di questo percorso è nata lontano dalle aule. Il metodo affonda le radici nel progetto CO2, "Controllare l'odio", sperimentato in comunità come San Patrignano e in istituti di pena tra cui San Vittore a Milano, Rebibbia a Roma e Secondigliano a Napoli. In quei contesti la musica non è stata intrattenimento, ma uno strumento per rielaborare emozioni difficili e ritrovare un contatto con se stessi.

Dalle testimonianze raccolte emerge un filo comune: per alcuni detenuti l'esperienza si è tradotta nel recupero di una parte di identità, spesso appiattita dalla vita reclusa. È da questo terreno umano, prima ancora che accademico, che il metodo è tornato a scuola.

Dal carcere all'aula

Oggi il Cpm accoglie circa settecento studenti seguiti da centoventi insegnanti, ed è la struttura in cui questa esperienza diventa proposta didattica stabile. La Formazione Musicale Integrale, che debutterà da ottobre, non cancella lo studio tradizionale della tecnica, ma prova a inserirlo in una cornice più ampia, dove ragione ed emozione convivono.

L'operazione ha un valore che va oltre la singola scuola. In un panorama in cui l'insegnamento musicale è spesso misurato sulla sola performance tecnica, la scommessa di Mussida è che il riconoscimento delle emozioni possa diventare parte integrante della competenza artistica. E la conferma più forte, prima che dai manuali, arriva da chi ha ritrovato un pezzo di sé proprio dietro le sbarre.