Una legge nata dalle tragedie
La sicurezza in piscina diventa materia di legge. La Camera dei Deputati ha approvato, con 244 voti favorevoli e un consenso trasversale tra maggioranza e opposizione, un emendamento al decreto sport che introduce regole più severe sugli impianti natatori pubblici e su quelli privati aperti al pubblico.
La spinta non è teorica. Secondo i dati citati in aula, tra il 2024 e il 2025 si sono registrate 37 morti in piscina, e in oltre la metà dei casi le vittime erano bambini sotto i 14 anni. A rendere il tema incandescente è stato soprattutto il caso di una bambina di 11 anni, morta la scorsa settimana a Sestri Levante dopo essere rimasta intrappolata dal risucchio di un bocchettone.
Il nodo dei bocchettoni
Il cuore della norma riguarda i sistemi di aspirazione dell'acqua. Bocchettoni, griglie di fondo e prese di aspirazione dovranno rispettare standard capaci di prevenire il cosiddetto "effetto ventosa": la forza di risucchio che può bloccare sott'acqua una persona, in particolare un bambino, contro il fondo o le pareti della vasca.
È un rischio tecnico spesso invisibile ai bagnanti, ma ben noto agli addetti ai lavori. La scelta del legislatore è stata quella di agire sulla causa strutturale del pericolo, rendendo gli impianti stessi sicuri, invece di affidarsi soltanto a misure di sorveglianza.
Chiusura immediata per chi non si adegua
La conseguenza per gli impianti non conformi è netta: la chiusura, fino a quando non vengano completati gli interventi di adeguamento. Non sono previsti lunghi periodi di tolleranza, proprio per evitare che vasche pericolose restino in funzione durante la stagione estiva.
Per accompagnare il passaggio, la norma stanzia un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026, destinato ad aiutare gli enti pubblici a mettere a norma le proprie strutture. È il riconoscimento che molti Comuni, alle prese con bilanci fragili, difficilmente potrebbero sostenere da soli il costo degli adeguamenti.
La cuffia che non c'è
Nel percorso parlamentare è invece caduta una proposta che aveva fatto discutere: l'obbligo della cuffia per i minori di 16 anni. La misura è stata ritirata prima del voto finale, lasciando spazio alla parte considerata davvero decisiva, cioè quella sugli impianti.
La scelta appare coerente: puntare sulla sicurezza intrinseca delle vasche pesa più di un obbligo individuale il cui legame con la prevenzione delle tragedie era tutto da dimostrare.
Le critiche dell'opposizione
Pur avendo votato a favore, diverse forze di opposizione hanno accompagnato il sì con riserve. Le principali obiezioni riguardano la genericità del testo: mancherebbero indicazioni chiare su chi dovrà controllare l'effettiva applicazione delle norme e con quali sanzioni, oltre a tempistiche precise per gli adeguamenti.
Resta poi il tema delle piscine private a uso residenziale, che la norma tocca solo in parte. È il segnale che, pur trattandosi di un passo avanti condiviso, il vero banco di prova sarà l'attuazione: dai controlli sul campo dipenderà se questa stretta riuscirà davvero a spezzare la catena di tragedie delle ultime estati.



