Una scoperta nel cassetto

Nel 1985 il geologo Mike Thomson, durante una spedizione del British Antarctic Survey sulla James Ross Island, nella Penisola antartica, raccolse un osso fossile annotandolo genericamente come resto di un grande rettile. Il reperto finì poi nella collezione del British Antarctic Survey, a Cambridge, dove è rimasto per circa quarant'anni senza essere studiato a fondo.

L'identificazione

Nel 2026, riferiscono il Natural History Museum di Londra e il British Antarctic Survey, il paleontologo Mark Evans ha riesaminato la collezione e, con l'aiuto del professor Paul Barrett, esperto di sauropodi, ha riconosciuto nel reperto una vertebra della coda di un titanosauro, uno dei più grandi gruppi di dinosauri mai esistiti.

Un gigante di 82 milioni di anni fa

Il fossile risalirebbe a circa 82 milioni di anni fa, nel Cretacico superiore, e proviene da una formazione rocciosa di origine marina: un indizio che l'animale potrebbe essere finito in mare dopo la morte. All'epoca l'Antartide non era la distesa di ghiaccio di oggi, ma una terra con foreste e clima temperato. Si tratta del primo — e finora unico — osso di dinosauro identificato nel continente antartico.

Tesori negli archivi

La vicenda ricorda quanto i musei custodiscano reperti il cui valore può emergere solo anni dopo, grazie alla revisione sistematica delle collezioni. A volte, come in questo caso, una scoperta importante attende semplicemente che qualcuno torni a guardarla con occhi nuovi.