Una svolta nelle indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci, il conduttore del programma d'inchiesta Report. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, con l'accusa di essere il presunto mandante dell'ordigno esploso davanti alla casa del giornalista, come riferisce l'ANSA.

L'accusa

Secondo l'ipotesi degli inquirenti, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, a Lavitola è contestato, in concorso con gli esecutori materiali, di aver ordinato l'attentato. I reati ipotizzati sono la detenzione, il porto in luogo pubblico e l'uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento, con l'aggravante del metodo mafioso. Si tratta di contestazioni ancora in fase di indagine: per l'uomo, come per ogni indagato, vale la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.

Le perquisizioni

Nell'ambito dell'inchiesta i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e di Frascati hanno eseguito una perquisizione nell'abitazione di Lavitola, disposta dai pubblici ministeri. Sono stati sequestrati il telefono cellulare e il computer dell'indagato, ora al vaglio degli investigatori per ricostruire eventuali contatti con chi ha materialmente piazzato la bomba, come riporta la Repubblica.

L'attentato di ottobre

L'attentato risale all'ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo era stato collocato all'esterno della villetta di Pomezia, alle porte di Roma, dove Ranucci vive con la famiglia. Per l'esecuzione materiale, secondo la ricostruzione della Procura, si era mossa una banda di quattro persone: Pellegrino D'Avino e la moglie Marika De Filippi, ai domiciliari, insieme a Saverio Mutone e Antonio Passariello. L'iscrizione di Lavitola aggiunge ora un presunto vertice a quella catena.

Le indagini sul movente

Resta da chiarire il nodo centrale: il movente. Gli investigatori stanno lavorando per stabilire la ragione per cui sarebbe stato commissionato l'attentato a un giornalista noto per le sue inchieste televisive. Le analisi dei dispositivi sequestrati e il quadro dei rapporti tra le persone coinvolte sono al centro di questa fase. L'attacco a Ranucci aveva suscitato un'ampia solidarietà nel mondo dell'informazione e delle istituzioni, come segnale d'allarme sulla sicurezza di chi fa giornalismo d'inchiesta.