Riprende sulle sponde del lago di Iznik, in Turchia, una delle imprese archeologiche più suggestive del momento: gli scavi nell'antica Nicea, la città dove nel 325 dopo Cristo si riunì il primo Concilio ecumenico della storia cristiana. La campagna, avviata il 1° luglio, unisce studiosi italiani e turchi, come riferisce l'ANSA.

Una basilica sotto l'acqua

Il cuore della ricerca è una basilica paleocristiana che giace sommersa nelle acque del lago di Iznik. La struttura, con tre navate, un'abside semicircolare rivolta a est e un nartece d'ingresso, era stata individuata nel 2014 dal professor Mustafa Şahin, dell'Università Uludağ di Bursa, grazie all'analisi di fotografie aeree che ne avevano rivelato la sagoma appena sotto la superficie. Da allora il sito è diventato una delle testimonianze più affascinanti del primo cristianesimo in Anatolia.

La collaborazione tra Italia e Turchia

La missione mette insieme, accanto all'ateneo di Bursa che la coordina, l'Università della Calabria e l'Accademia di belle arti di Catanzaro. Il gruppo italiano riunisce specialisti di diverse discipline: tra loro Franca C. Papparella e Salvatore Medaglia per l'archeologia, Francesco Cuteri ed Elena Di Fede per lo studio e la conservazione del patrimonio, l'antropologa Doriana Boschelli, con la partecipazione di studenti dell'Accademia catanzarese in mobilità Erasmus, come ricostruisce il Corriere della Calabria.

Come si scava

Non si tratta di un cantiere tradizionale. Il lavoro combina più metodi: analisi antropologiche dei resti, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee e uno studio accurato delle murature. L'obiettivo è ricostruire la storia dell'edificio e dell'area circostante, compreso il cimitero che accompagnava la basilica, un archivio prezioso per conoscere la vita delle comunità che abitavano la città.

Nel segno di un anniversario

La ripresa degli scavi cade in un anno simbolico: i 1700 anni dal Concilio del 325, l'assemblea convocata dall'imperatore Costantino che segnò un passaggio decisivo nella definizione della dottrina cristiana. Nicea sarebbe poi tornata protagonista nel 787, con un secondo concilio dedicato al culto delle immagini. Riportare alla luce le sue tracce, in una collaborazione che scavalca i confini nazionali, significa restituire pezzi di una storia condivisa tra Europa e Mediterraneo orientale.