Una riflessione a Giffoni
C'è un confine che, secondo Dacia Maraini, l'intelligenza artificiale non potrà mai varcare. La scrittrice lo ha spiegato al festival di Giffoni, dove ha ricevuto il premio Futura - L'impossibile è possibile della Zecca dello Stato, in un dialogo con i giovani del pubblico. Il tema, quello dei limiti delle macchine intelligenti, è tra i più discussi del momento, e Maraini lo ha affrontato spostando lo sguardo dalla tecnologia all'esperienza umana.
La morte e l'amore
Il punto di partenza del suo ragionamento è la finitezza. L'intelligenza artificiale, ha osservato, non muore, e proprio per questo non conosce la consapevolezza del tempo limitato che segna ogni vita umana. A questo si aggiunge un secondo limite, per lei ancora più decisivo: la macchina non conosce l'amore né il dolore. Sono queste due dimensioni, la coscienza della morte e la capacità di amare e soffrire, a tracciare la distanza incolmabile tra noi e le macchine. Nel momento in cui un'intelligenza artificiale arrivasse davvero a possederle, ha aggiunto, cesserebbe di essere artificiale e diventerebbe un essere umano.
Non una minaccia, ma un confine
In questa prospettiva i limiti dell'intelligenza artificiale non sono un difetto da colmare, ma un confine rassicurante, che ricorda l'esistenza di qualcosa di irriducibilmente umano. Un modo per guardare al rapporto con la tecnologia senza cedere alle paure più cupe, ma anche senza illusioni sulla possibilità che una macchina possa un giorno sostituire ciò che ci rende persone.
Oltre la tecnologia
Nel corso dell'incontro la scrittrice ha allargato la riflessione ad altri temi che le stanno a cuore. Ha ribadito che la violenza non si contrasta con le sole carceri, ma soprattutto con l'educazione e con la capacità di riconoscere l'altro, e ha descritto il femminicidio come una forma di regressione culturale. Un dialogo che, davanti a una platea di giovani, ha unito la questione dell'intelligenza artificiale a un discorso più ampio sull'umanità e sulle sue responsabilità.



