Lo spettacolo con cui gli Stati Uniti hanno celebrato i propri 250 anni porta una firma italiana. I circa 850mila fuochi d'artificio che il 4 luglio hanno illuminato il National Mall di Washington sono stati curati da Pyrotecnico, azienda statunitense nata dall'esperienza della famiglia Vitale, originaria di Pietramelara, in provincia di Caserta.

Da Pietramelara al National Mall

La storia dell'impresa comincia alla fine dell'Ottocento con Costantino Vitale, artigiano dei fuochi in Italia. Dal 1922 l'attività si sposta e cresce negli Stati Uniti, fino a diventare una delle realtà di riferimento nel settore, con spettacoli firmati in occasioni come il Super Bowl e grandi concerti. A guidare oggi l'azienda è Rocco Vitale, che ha definito quello di Washington lo spettacolo "più imponente" mai realizzato dalla società.

Per l'Independence Day, sopra il National Mall e il fiume Potomac, sono andati in scena circa quaranta minuti di luci, pensati per entrare nella storia come il più grande show pirotecnico mai allestito.

La polemica sull'inquinamento

Il record, però, si è tirato dietro una controversia. Secondo documenti del National Park Service anticipati dal Washington Post, lo spettacolo rischiava di generare livelli di inquinamento dell'aria pericolosi per la salute intorno al Mall, con picchi di polveri sottili molto elevati. Le stime indicavano concentrazioni di particolato fine ben oltre le soglie considerate critiche, tanto da suggerire di evitare un'esposizione prolungata nelle zone più vicine.

La scelta di un evento di simili dimensioni, per giunta in una giornata segnata dal grande caldo, ha così alimentato il dibattito sulla sostenibilità di celebrazioni tanto imponenti.

Un vanto italiano nel mondo

Al netto delle critiche, la vicenda racconta anche una storia di eccellenza artigiana esportata. Dai fuochi di un piccolo centro del Casertano fino alla capitale americana, la parabola della famiglia Vitale conferma il peso della tradizione pirotecnica italiana, capace di firmare alcuni degli spettacoli più celebri al mondo. Un primato che, questa volta, si è intrecciato con le domande, sempre più attuali, sull'impatto ambientale dei grandi eventi.