Un lutto per l'archeologia
Il mondo dell'archeologia perde uno dei suoi protagonisti. È morto a New York, a 60 anni, Clemente Marconi, studioso di fama internazionale del Mediterraneo antico. La notizia è stata data dalla moglie, Rosalia Pumo, che ne ha informato Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte.
Una scomparsa che colpisce la comunità scientifica italiana e internazionale, e in modo particolare la Sicilia, dove Marconi ha legato gran parte della sua vita di ricercatore.
Una carriera tra Italia e Stati Uniti
Il percorso accademico di Marconi ha attraversato alcuni dei principali atenei del mondo. Ha insegnato alla Columbia University dal 1999 al 2006, per poi passare all'Institute of Fine Arts della New York University, dove ha lavorato a partire dal 2006. Dal 2017 era inoltre docente all'Università Statale di Milano, mantenendo così un legame stretto con l'Italia accanto all'impegno oltreoceano.
Una doppia sponda, tra Europa e Stati Uniti, che gli ha permesso di fare da ponte tra scuole e tradizioni di studio diverse, e di portare sul campo generazioni di studenti provenienti da ogni parte del mondo.
Selinunte, il lavoro di una vita
Il capitolo più importante della sua attività resta però Selinunte, uno dei grandi parchi archeologici della Sicilia. Dal 2006 Marconi ha diretto qui la missione di scavo, richiamando ogni anno studiosi e allievi da università internazionali.
Sotto la sua guida, l'area dell'Acropoli ha restituito scoperte definite straordinarie, che hanno arricchito la conoscenza della colonia greca, della sua vita urbana e della sua dimensione sacra. Un lavoro paziente, di lungo periodo, che ha fatto di Selinunte un laboratorio di ricerca di rilievo mondiale.
Il ricordo
A ricordarlo è stato lo stesso direttore del parco, Felice Crescente: con la scomparsa di Clemente Marconi, ha osservato, Selinunte perde uno dei suoi studiosi più autorevoli, un archeologo che ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico alla conoscenza e alla valorizzazione del sito.
Parole che restituiscono il senso di un impegno andato oltre lo scavo: non solo studiare le pietre antiche, ma farle conoscere e renderle patrimonio condiviso.
Un'eredità che resta
La perdita di Marconi lascia un vuoto nella ricerca sul mondo greco di Sicilia. La sua eredità, però, continuerà a vivere: nelle pubblicazioni e negli studi che ha firmato, e soprattutto nelle tante generazioni di archeologi che si sono formate al suo fianco, sul campo, tra le rovine di Selinunte.
Sarà anche grazie a loro se il lavoro di decenni non si fermerà, e se le domande che quel sito continua a porre troveranno, nel tempo, nuove risposte.



