Un conto economico sempre più salato
Le ondate di calore non pesano soltanto sulla salute, ma anche sui conti. Secondo uno studio dell'Università di Mannheim condotto con la Banca centrale europea e citato da Euronews, gli eventi meteorologici estremi potrebbero generare perdite di produzione per circa 43 miliardi di euro già nell'anno in corso e arrivare, in modo cumulato, a 126 miliardi entro il 2029. Cifre che fotografano un fenomeno non più solo ambientale, ma economico.
L'Italia tra i Paesi più colpiti
Come riporta Sky TG24, l'Italia è tra le economie più esposte, con stime di perdite di crescita che alcune analisi quantificano fino a circa 128 miliardi nei prossimi anni; valori elevati sono indicati anche per Francia, Germania e Spagna. Le diverse stime — provenienti da istituti e assicuratori come Allianz Trade — variano per metodo e perimetro temporale, ma convergono su un punto: il caldo estremo erode la ricchezza prodotta.
Perché la produttività cala
Il meccanismo è documentato: oltre una certa soglia di temperatura (intorno ai 30-35 gradi), ogni grado in più riduce di alcuni punti percentuali la produzione oraria, soprattutto per chi lavora all'aperto — edilizia, agricoltura, logistica. A questo si aggiunge l'aumento della domanda di energia per il raffrescamento, che fa salire i costi per imprese e famiglie. Settori chiave per l'Italia come l'agricoltura, colpita da siccità e stress idrico, e il turismo, penalizzato nei picchi di calore, sono particolarmente vulnerabili.
Il rischio di una spirale
Diverse analisi, tra cui quelle di Allianz Trade, avvertono che la combinazione di minore produzione, prezzi di energia e alimentari in rialzo e pressioni sull'occupazione può alimentare il rischio di una fase di stagflazione — crescita debole e inflazione insieme. È la ragione per cui il caldo estremo viene ormai trattato come una variabile economica, oltre che climatica, da mettere in conto nelle politiche di adattamento.



