Il cinema non è in crisi: a esserlo è semmai il modo in cui lo si guarda. È la riflessione di Cristiana Capotondi, che alla vigilia del debutto teatrale ragiona sullo stato di salute dell'audiovisivo italiano, come racconta l'ANSA.

Un mestiere amato

"Faccio questo mestiere da quando avevo 12 anni. Lo amo molto e lo considero veramente un dono", dice l'attrice romana, che a settembre compie 46 anni. Il 14 luglio debutta a Castiglion Fiorentino con lo spettacolo "L'Attrice", scritto e diretto da Giacomo Battiato, mentre ha da poco concluso le riprese della serie Netflix "The Label", diretta da Luca Miniero. Il ritorno sul set cinematografico è previsto per l'autunno.

La crisi è nella sala, non nel cinema

Sul dibattito ricorrente attorno alla salute del grande schermo, Capotondi propone una distinzione netta: il punto, sostiene, non è il cinema in sé, ma la modalità di fruizione, con la sala che fatica a mantenere il proprio richiamo. La via d'uscita, però, esiste e passa dalle storie: "il cinema, quando intercetta i temi del nostro tempo, riesce a superare ogni crisi". L'esempio è "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi, film capace di parlare al presente e di riportare il pubblico in sala.

Tra grande schermo e piattaforme

La carriera dell'attrice testimonia questo attraversamento dei linguaggi. Volto noto anche per fiction e film per la televisione, da "Io ci sono", in cui ha interpretato Lucia Annibaldi, a "Margherita delle stelle", dedicato all'astrofisica Margherita Hack, Capotondi si muove oggi tra streaming e teatro. Un percorso che riflette la realtà di un pubblico distribuito su più piattaforme, in cui a fare la differenza resta la capacità del racconto di intercettare le domande del presente. Il mestiere, dice, è ormai "un compagno di vita": una definizione che spiega la naturalezza con cui continua a spostarsi tra set e palcoscenico.