L'Iran si è fermato per dare l'ultimo saluto ad Ali Khamenei, la Guida suprema uccisa lo scorso 28 febbraio in un attacco condotto nel quadro della guerra del 2026. I funerali di Stato, articolati su più giornate tra il 4 e il 9 luglio, hanno richiamato una folla imponente, come ricostruiscono le fonti internazionali.
Un corteo lungo giorni
Le cerimonie hanno preso avvio a Teheran, con la camera ardente allestita nel grande spazio del Mosalla e il corteo che il 6 luglio ha attraversato la capitale. Il 7 luglio le esequie si sono spostate a Qom, città santa dello sciismo, mentre l'8 il feretro ha varcato il confine con l'Iraq per le processioni nelle città sante di Najaf e Karbala. La sepoltura è prevista il 9 luglio a Mashhad, città natale di Khamenei, nel santuario dell'Imam Reza. Secondo le stime riportate, i partecipanti alle varie tappe sarebbero stati tra i dodici e i quindici milioni, con il governo iraniano che ha organizzato trasporti, cibo e alloggi.
Le delegazioni straniere
Al funerale hanno preso parte rappresentanti di decine di Paesi, in prevalenza dell'area asiatica e mediorientale. Tra loro i presidenti di Tagikistan, Georgia e Iraq, i primi ministri di Armenia e Pakistan, il numero due del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev e una vicepresidente dell'Assemblea nazionale cinese, oltre a delegazioni di Hamas, Hezbollah e del movimento yemenita Houthi. Vistosa, per contro, l'assenza dei leader occidentali.
L'ombra sul nuovo Guida
A pesare sulla scena è soprattutto un'assenza interna: quella di Mojtaba Khamenei, figlio dell'ayatollah, indicato come nuovo Guida suprema poche settimane dopo la morte del padre. Mojtaba non è comparso in pubblico dalla nomina e non ha partecipato alle esequie: secondo quanto riferito dal New York Times, gli sarebbe stato impedito di prendervi parte per il timore di un attentato israeliano. La sua invisibilità, in un momento pensato per mostrare la solidità del regime, ha alimentato interrogativi sulla sua salute e su chi guidi effettivamente il Paese, come osserva Time.
Il ritorno di Ahmadinejad
Tra i partecipanti alle cerimonie è ricomparso Mahmoud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dal 2005 al 2013 e negli ultimi anni emarginato dall'establishment, dopo essere stato più volte escluso dalle competizioni elettorali dal Consiglio dei guardiani. La sua presenza, in un funerale così carico di significati, è stata letta da diversi osservatori come un segnale politico, in una fase in cui i rapporti di forza all'interno del sistema iraniano appaiono in ridefinizione. Resta lo sfondo di un Paese che, uscito da una guerra e privato della sua figura di riferimento, affronta ora una delicata transizione al vertice.



