Il Sud avanza
Per una volta i numeri guardano a Sud. Secondo la stima preliminare dell'Istat sul Pil e l'occupazione territoriale nel 2025, il Mezzogiorno cresce più del resto d'Italia: il prodotto interno lordo segna un +0,6% rispetto al 2024, mentre Nord-ovest, Nord-est e Centro si fermano al +0,5%, in linea con la media nazionale. Non un'inversione epocale — un divario costruito in decenni non si colma con un decimale — ma un segnale che merita attenzione.
Occupazione, il Sud in testa
Più netto il vantaggio sul lavoro: l'occupazione nel Mezzogiorno cresce dell'1,5%, il valore più alto del Paese e quasi il doppio rispetto al Nord. A trainare sono soprattutto i servizi — finanziari, immobiliari, professionali e i servizi pubblici come sanità e istruzione — settori dove pesano anche gli investimenti pubblici, compresi quelli del PNRR. Sul fronte del valore aggiunto, la crescita più sostenuta arriva da commercio, trasporti e ricettività e dall'agricoltura, mentre l'industria è più frenata e le costruzioni quasi si fermano dopo la stagione del Superbonus.
Il divario resta
I dati positivi non cancellano i nodi strutturali. Il Pil pro capite del Mezzogiorno rimane molto inferiore alla media nazionale, i redditi delle famiglie restano più bassi e prosegue l'emigrazione interna di giovani e laureati verso il Nord e l'estero — un'emorragia di capitale umano che i numeri di crescita aggregata non catturano. La stessa Istat, in questa stima preliminare, non aggiorna gli indicatori sul divario di reddito.
Una rondine non fa primavera
Il quadro è quello di un Sud che recupera terreno, almeno nel breve periodo, sostenuto dalla spesa del Piano di ripresa, dal turismo e da un mercato del lavoro più dinamico — pur partendo da tassi di occupazione molto più bassi. Restano aperte le grandi questioni: infrastrutture, qualità dei servizi, spopolamento delle aree interne. Ma per ora, i numeri raccontano un Mezzogiorno che cresce.



