La decisione della Corte

Una pronuncia destinata a lasciare il segno sul modo in cui le grandi piattaforme rispondono di ciò che ospitano. Il 16 luglio la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dato ragione all'Agcom, l'Autorità italiana per le Garanzie nelle Comunicazioni, stabilendo che Google può essere ritenuta responsabile dei video pubblicati su YouTube da un creator legato alla piattaforma da un rapporto commerciale. La condizione indicata dai giudici è precisa: la responsabilità scatta se la società ha esaminato il canale e i suoi contenuti prima di concludere l'accordo.

Il caso all'origine

La vicenda nasce da un provvedimento dell'Agcom del 2022, quando l'Autorità aveva sanzionato Google con 750mila euro per la presenza su YouTube di video che promuovevano il gioco d'azzardo, in violazione della normativa italiana che ne vieta la pubblicità. Google aveva contestato la sanzione, rivendicando il proprio ruolo di semplice fornitore tecnico di hosting, come tale non responsabile dei contenuti caricati da terzi.

Il principio giuridico

È proprio su questo punto che la Corte ha segnato una distinzione importante. Secondo i giudici europei, quando una piattaforma non si limita a ospitare i contenuti ma li esamina prima di stringere un rapporto commerciale con chi li pubblica, non svolge più un'attività puramente tecnica e neutrale. Di conseguenza non può beneficiare delle esenzioni di responsabilità previste per i fornitori di hosting. In altre parole, il vaglio preventivo del canale trasforma la natura del ruolo della piattaforma.

Perché conta

La pronuncia rafforza la posizione delle autorità nazionali di regolazione, l'Agcom in primis, nel chiedere conto alle piattaforme del modo in cui gestiscono le partnership con i creator. Non si tratta di ritenere le piattaforme responsabili di ogni contenuto caricato dagli utenti, ma di individuare una zona più definita: quella in cui l'esame e la valorizzazione economica di determinati canali comportano anche una responsabilità. Un principio che, applicato ai rapporti commerciali strutturati, potrebbe pesare sul modo in cui i grandi operatori digitali costruiscono e controllano le proprie reti di autori.