Una frenata annunciata
Bruxelles cambia passo sul clima, almeno nei tempi. La Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione, l'Ets, che rallenta il ritmo con cui il tetto alle emissioni viene ridotto e allarga i margini di manovra concessi alle imprese. Un intervento pensato per accompagnare la transizione senza mettere in difficoltà l'industria europea, ma che ha subito diviso.
Che cosa cambia
Il cuore della proposta è un rallentamento nella corsa alla decarbonizzazione. Il fattore con cui ogni anno si abbassa il tetto complessivo alle emissioni verrebbe ridotto rispetto al ritmo attuale, distribuendo lo sforzo su un arco di tempo più lungo. In parallelo, le quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica, come i produttori di acciaio e cemento, verrebbero prolungate fino al 2038, invece di essere eliminate a metà del prossimo decennio. Previsti anche un aggiustamento dei meccanismi che regolano il mercato delle quote e una riserva di permessi destinata a finanziare investimenti per la decarbonizzazione.
L'obiettivo 2040 resta
Nonostante l'allentamento del percorso, la Commissione ribadisce che il traguardo di fondo non cambia: la riduzione del 90% delle emissioni nette entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Di questo taglio, la gran parte dovrà essere realizzata all'interno dell'Unione, mentre una quota limitata potrà essere coperta ricorrendo a crediti di carbonio internazionali. Una flessibilità che l'esecutivo europeo presenta come un modo per tenere insieme ambizione climatica e competitività.
Le ragioni e le critiche
Le motivazioni dichiarate sono soprattutto economiche: proteggere le imprese europee dalla concorrenza globale ed evitare che i settori più esposti spostino la produzione fuori dai confini dell'Unione. Le associazioni ambientaliste, però, hanno criticato duramente la mossa, sostenendo che allentare i vincoli riduca la pressione sulle aziende che inquinano di più e indebolisca gli incentivi a investire in tecnologie pulite. La proposta dovrà ora affrontare l'iter legislativo europeo, con il confronto tra Stati membri e Parlamento destinato a essere serrato. In gioco c'è il difficile equilibrio tra la tutela del clima e quella dell'industria del continente.



