L'accusa di Trump

Una crisi ambientale che diventa subito materia di scontro commerciale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato il Canada di non tenere adeguatamente in ordine le proprie foreste, sostenendo che gli Stati Uniti vengono invasi da un'aria sporca e malsana a causa del fumo dei vasti incendi che stanno interessando il Paese vicino. Il riferimento è alla coltre di fumo che nei giorni scorsi ha raggiunto diverse città statunitensi, peggiorandone la qualità dell'aria.

La minaccia dei dazi

Il punto politico della vicenda è la mossa annunciata dal presidente. Trump ha sostenuto che i costi provocati da questo inquinamento dovranno essere aggiunti ai dazi che il Canada già paga, legando così una questione ambientale alla guerra commerciale in corso tra i due Paesi. Il presidente ha inoltre fatto sapere di voler contattare il primo ministro canadese Mark Carney per chiedere conto della situazione. Non è stata precisata l'entità degli eventuali aumenti tariffari.

La replica canadese

Dal Canada la risposta è arrivata rapida. Il premier dell'Ontario, Doug Ford, ha ribaltato l'accusa, osservando che, invece di lamentarsi, gli americani dovrebbero semmai inviare aiuto e sostegno, come il Canada ha fatto in passato nei confronti degli Stati Uniti in occasione di altre emergenze. Una contrapposizione che riflette il clima teso tra Washington e Ottawa.

Il nodo del clima

Al di là dello scontro politico, la vicenda riporta al centro il tema degli incendi sempre più estesi e frequenti che colpiscono il Nord America. Il fenomeno del fumo transfrontaliero, che dai roghi canadesi arriva fino alle metropoli statunitensi, si ripete ormai da più stagioni ed è ricondotto dagli esperti al riscaldamento globale, che rende le estati più calde e secche e allunga la durata della stagione degli incendi. Un problema comune che, invece di spingere alla cooperazione, in questo caso si è trasformato in un nuovo fronte di tensione.