In Francia si avvicina una data che può pesare sulla corsa all'Eliseo. Il 7 luglio la Corte d'appello di Parigi pronuncerà la sentenza nel processo sugli assistenti parlamentari europei del Rassemblement National, l'ex Front National, che riguarda in primo piano Marine Le Pen.

Che cosa è in gioco

In primo grado, il 31 marzo 2025, Le Pen era stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici europei: quattro anni di carcere (di cui due con braccialetto elettronico e due con la condizionale), una multa e cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato, come ricostruito da Il Post. Il nodo riguarda un sistema di impieghi solo formali: alcuni assistenti retribuiti dal Parlamento europeo avrebbero in realtà lavorato per il partito.

La decisione d'appello potrà confermare, ridurre o rivedere la condanna. Il punto politicamente più delicato è la durata dell'ineleggibilità, che secondo le ricostruzioni dovrebbe scendere sensibilmente perché la leader possa concorrere alle presidenziali del 2027.

Il nodo Bardella

Se lo sbarramento venisse confermato, il Rassemblement National si troverebbe a puntare sul suo giovane presidente, Jordan Bardella, indicato da tempo come il delfino di Le Pen. Trentenne, volto di una generazione diversa dell'estrema destra francese, Bardella rappresenta per il partito una carta di ricambio già pronta. La scelta definitiva del candidato ufficiale è comunque attesa più avanti, nel congresso previsto in autunno.

Un partito in ascesa

La vicenda giudiziaria si intreccia con un dato politico rilevante: nei sondaggi il Rassemblement National viaggia in testa nelle intenzioni di voto per il primo turno del 2027. Parte della sua dirigenza sostiene che il partito potrebbe persino uscire rafforzato dallo scontro, contando su un elettorato che legge l'eventuale esclusione di Le Pen come una forzatura. Il verdetto del 7 luglio dirà se a guidare quella corsa sarà ancora la storica leader o il suo erede designato.