Perché il caldo mette in crisi la rete
Ogni estate, con le temperature elevate, tornano i blackout nelle città italiane. Il meccanismo, come spiega Il Sole 24 Ore, è in gran parte fisico: la corrente che scorre nei cavi e nei trasformatori genera calore, che in condizioni normali viene disperso nell'ambiente. Quando però le temperature restano alte anche di notte, i componenti non riescono a raffreddarsi e si surriscaldano, fino al guasto. Il problema è più acuto nei centri urbani, dove la rete è quasi tutta sotterranea e l'effetto "isola di calore" trattiene il caldo.
La domanda che esplode
A tutto questo si somma il picco della domanda: quando fa caldo si accendono in contemporanea milioni di condizionatori, proprio nei momenti in cui l'infrastruttura è già più fragile. La gestione di questi picchi è al centro del lavoro di Terna sull'adeguatezza del sistema. La pressione si scarica anche sui prezzi: l'Arera ha collegato agli aumenti dei consumi estivi e alle tensioni internazionali i rincari delle bollette per i clienti vulnerabili nel terzo trimestre.
Perché non si risolve in fretta
Adeguare una rete costruita decenni fa, quando i consumi estivi erano molto più bassi, richiede tempo e investimenti ingenti: sostituire cavi e trasformatori in città densamente costruite significa cantieri lunghi e costosi. Anche la produzione soffre: nei periodi di siccità cala l'idroelettrico e le alte temperature riducono l'efficienza delle centrali termoelettriche, mentre il solare da solo non copre i picchi. Le strade indicate — cavi più resistenti al calore, più ridondanza, controllo digitale della rete e servizi di flessibilità per alleggerire i carichi nei momenti critici — vanno tutte nella stessa direzione, ma richiedono anni. E con ondate di calore sempre più frequenti e un'elettrificazione crescente, la sfida è destinata a farsi più dura.



