Una Carmen diversa
Tutti conoscono la Carmen di Bizet. Pochi, però, l'hanno vista come l'autore la concepì. La 52ª edizione del Festival della Valle d'Itria, a Martina Franca, porta in scena la versione originale del 1874, quella precedente alle modifiche imposte prima del debutto parigino del 1875. Ed è, secondo il festival, la prima rappresentazione teatrale al mondo di questa versione.
La differenza non è un dettaglio da specialisti. La Carmen del 1874 conserva i mélodrames: dialoghi recitati sostenuti da un raffinato accompagnamento orchestrale. Nella versione andata in scena a Parigi nel 1875, questa componente fu sostituita da recitativi musicali, aggiunti in un secondo momento, che cambiarono il carattere stesso dell'opera.
Il valore filologico
Riportare in scena il 1874 significa fare un'operazione di restauro. Grazie al lavoro critico di Paul Prévost, l'editore Bärenreiter è tornato ai manoscritti autografi di Bizet, recuperando la forma originaria. È il tipo di ricerca che, negli ultimi anni, ha riportato molti capolavori alla loro concezione iniziale, liberandoli dalle stratificazioni successive.
Nel caso di Carmen, il punto è ancora più significativo: il passaggio dai mélodrames ai recitativi non fu una scelta artistica del compositore, ma una concessione alle richieste del teatro. Ascoltare la versione del 1874 vuol dire quindi avvicinarsi all'idea che Bizet aveva davvero in mente.
Non solo un concerto
Questa Carmen "originale" non è del tutto inedita all'ascolto: era già stata eseguita da René Jacobs nel 2024, a Parigi e ad Amburgo, ma solo in forma di concerto. La Valle d'Itria compie un passo ulteriore, portandola per la prima volta sul palcoscenico, con la messa in scena completa. È la prima esecuzione italiana e, insieme, la prima rappresentazione scenica al mondo.
Le recite sono in programma il 25 luglio, con repliche il 28 e il 31 luglio e il 2 agosto, alle 21, nella cornice del Palazzo Ducale di Martina Franca. La direzione artistica del festival è affidata a Silvia Colasanti.
Un festival di riscoperte
L'operazione su Carmen si inserisce nella vocazione storica del Festival della Valle d'Itria, da sempre attento al repertorio raro e alle riscoperte. Non a caso il cartellone si apre con "Il schiavo di sua moglie" (1672) di Francesco Provenzale, in un allestimento moderno affidato alla Cappella Neapolitana.
È l'identità di una rassegna che, lontano dai grandi circuiti, sceglie di far dialogare la filologia e il palcoscenico. E che quest'anno regala agli appassionati un'occasione rara: vedere, non solo ascoltare, la Carmen che Bizet aveva immaginato.



