La morte

A due mesi di distanza, l'attacco di Modena fa una vittima. Monica Esposito, 55 anni, è morta dopo essere stata travolta il 16 maggio da un'auto lanciata sulla folla nel centro della città. Non aveva mai ripreso conoscenza dal giorno del ferimento.

La famiglia, rispettando le sue volontà, ha deciso di donare gli organi. È un gesto che, nel dolore, restituisce un senso a una vicenda altrimenti solo tragica.

Cosa accadde il 16 maggio

Per capire la portata di questa morte occorre tornare a quel pomeriggio. Il 16 maggio un'auto piombò a tutta velocità sulla folla, in centro a Modena, colpendo sette persone. Alcune riportarono ferite gravissime: un turista tedesco di 69 anni subì l'amputazione di entrambe le gambe, una donna polacca di 53 anni finì in terapia intensiva, un uomo di 60 anni riportò un trauma cranico. Un altro uomo, di 47 anni, fu ferito con un'arma da taglio mentre affrontava il conducente.

Fu un episodio di gravità eccezionale, che sconvolse la città e che le indagini hanno ricondotto a un gesto deliberato, e non a un incidente.

Il procedimento

Per quell'attacco è in carcere, in custodia cautelare, Salim El Koudri, 31 anni, di origine tunisina, accusato di strage. È bene ricordarlo con chiarezza: si tratta di un'accusa, e la responsabilità sarà stabilita solo da un processo. Fino ad allora vale la presunzione d'innocenza.

Con la morte di Monica Esposito, tuttavia, il quadro dell'inchiesta cambia: alla lunga scia di feriti gravi si aggiunge ora una vittima, un elemento che pesa inevitabilmente sul procedimento in corso.

Il senso di una notizia

Al di là degli sviluppi giudiziari, resta il fatto umano. Una donna colpita mentre si trovava in una via del centro, due mesi di lotta in ospedale, una fine che la famiglia ha scelto di trasformare, con la donazione, in una possibilità di vita per altri.

È la cronaca di una violenza che continua a produrre conseguenze a distanza di tempo, e che oggi, con questa morte, presenta un conto ancora più grave. Su tutto il resto, sulle responsabilità e sulle motivazioni, sarà il processo a dover fare luce.