Un oggetto che racconta

Non un discorso, ma un oggetto. Al 56esimo Giffoni Film Festival è stata esposta la Quarto Savona 15, l'auto distrutta della scorta di Giovanni Falcone, custodita in una teca. È il veicolo che faceva parte del corteo il giorno della strage di Capaci, e la sua vista, davanti a migliaia di ragazzi, vale più di molte parole.

L'esposizione rientra nel progetto "Dal sangue versato al sangue donato", promosso dall'associazione DonatoriNati della Polizia di Stato, che lega la memoria delle vittime a un messaggio di solidarietà concreta.

Cosa fu Capaci

Vale la pena ricordare i fatti, soprattutto per i più giovani. Il 23 maggio 1992, sull'autostrada nei pressi di Capaci, la mafia fece esplodere una carica di tritolo al passaggio del corteo che scortava il giudice Giovanni Falcone. Nell'attentato persero la vita lo stesso Falcone, la moglie Francesca Morvillo, magistrata, e i tre agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Fu uno dei momenti più bui della storia repubblicana, seguito, meno di due mesi dopo, dalla strage di via D'Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. La Quarto Savona 15, da allora, è diventata un simbolo itinerante di quella memoria.

Le parole a Giffoni

Davanti a circa cinquemila giovani, arrivati da ogni parte del mondo, i relatori hanno insistito su un punto: la memoria non deve essere celebrazione retorica, ma impegno quotidiano. Il prefetto di Salerno, Francesco Esposito, lo ha sintetizzato così: la legalità si costruisce ogni giorno, attraverso i comportamenti, il rispetto delle regole e il coraggio di non distogliere lo sguardo.

Il direttore del festival, Jacopo Gubitosi, ha ricordato il ruolo di Giffoni come luogo in cui, da anni, si discute di legalità e responsabilità con le nuove generazioni. Per l'associazione promotrice, il presidente Tommaso Delli Paoli ha spiegato che il progetto trasforma il sacrificio di chi ha dato la vita per la democrazia in un messaggio di solidarietà concreta.

Perché conta

L'idea di fondo è semplice e potente: mostrare ai ragazzi il prezzo pagato da chi non si è piegato, non per generare paura, ma per consegnare una responsabilità. La lezione che accompagna la Quarto Savona 15 è che la legalità non è una conquista definitiva, ma una pratica da rinnovare ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi.

In un tempo in cui il ricordo di quelle stragi rischia di allontanarsi, portare quell'auto tra i più giovani è un modo per tenere viva una domanda che riguarda tutti: cosa significa, concretamente, costruire la legalità. La risposta, suggerisce il festival, non sta in una data da commemorare, ma in ciò che si fa il resto dell'anno.