Numeri di una mostra

Settantatremila visitatori. È il bilancio con cui si è chiusa a Genova la mostra "Van Dyck l'europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra", ospitata a Palazzo Ducale dal 20 marzo al 19 luglio.

L'esposizione ha riunito sessanta dipinti del maestro fiammingo, organizzati in dieci sezioni tematiche, sotto la cura di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen. Un percorso pensato per raccontare non solo il pittore, ma l'artista europeo che attraversò le corti del suo tempo.

Il legame con Genova

Il titolo della mostra dice già molto: il "viaggio" di Van Dyck. E in quel viaggio Genova non fu una tappa qualsiasi. È qui che il pittore, durante il suo fondamentale soggiorno italiano tra il 1621 e il 1627, trovò un terreno decisivo per la propria formazione e affermazione.

Nella Genova di quegli anni, ricca e aristocratica, Van Dyck dipinse i ritratti della nobiltà locale, affinando quello sguardo elegante e quella capacità di restituire lo status e la psicologia dei soggetti che sarebbero diventati il suo marchio. La città, insomma, non fu uno sfondo, ma un laboratorio.

Chi era Van Dyck

Antoon Van Dyck, fiammingo di Anversa, è uno dei grandi nomi della pittura del Seicento europeo. Dopo l'esperienza italiana proseguì il suo cammino fino all'Inghilterra, dove divenne il ritrattista di corte del re Carlo I, consacrando una fama che ne fa uno dei maestri del ritratto di tutti i tempi.

Raccontarlo a Genova, città che segnò la sua crescita, ha quindi un senso particolare: significa restituire un tassello della sua storia proprio nel luogo in cui prese forma.

Il valore del dato

I 73mila visitatori non sono soltanto una cifra da comunicato. Dicono di un interesse solido del pubblico per una mostra impegnativa, dedicata a un artista del Seicento e costruita su prestiti e ricerca. In un panorama in cui le grandi esposizioni si contendono l'attenzione, è la conferma che una proposta di qualità, ben radicata nel territorio e nella sua storia, sa ancora richiamare decine di migliaia di persone.

Per Genova, che con Van Dyck ha un legame antico, è anche un modo di riappropriarsi di un pezzo del proprio passato artistico, e di ricordare che certe città, in certi momenti, sono state crocevia della cultura europea.