Un omaggio nel borgo della scienza
Erice, il borgo medievale arroccato sopra Trapani, rende omaggio ad Antonino Zichichi, il fisico scomparso pochi mesi fa che di questo luogo aveva fatto una capitale del pensiero. La mostra "Antonino Zichichi. Dalla materia alla meraviglia", curata da Giordano Bruno Guerri, ne ripercorre l'idea più cara: che arte e scienza siano le più alte espressioni della creatività umana.
Il legame tra Zichichi ed Erice non è casuale. Qui il fisico aveva dato vita al Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, trasformando il borgo in un punto d'incontro internazionale tra studiosi, un luogo dove la ricerca rigorosa poteva dialogare con altre forme di conoscenza.
Tre sedi, cinquanta opere
L'esposizione si sviluppa in tre luoghi storici di Erice: l'Istituto Wigner-San Francesco, il Castello di Venere e la Chiesa di San Pietro. Una scelta che porta l'arte dentro il tessuto stesso del borgo, tra pietre antiche e panorami che guardano il mare.
In mostra ci sono oltre cinquanta opere di ventotto artisti. I nomi coinvolti spaziano tra generazioni e linguaggi diversi: da Emilio Vedova a Giuliano Vangi, da Alberto Biasi a Umberto Mariani, da Luciano Ventrone a Gregorio Botta e Bruno Ceccobelli, fino a figure che arrivano da altri mondi, come lo scrittore Tahar Ben Jelloun. Un insieme eterogeneo, coerente con l'idea di una cultura che non separa i saperi.
Il dialogo tra due sguardi
Il filo che tiene insieme la mostra è la convinzione che animava Zichichi: la scienza e l'arte, pur con strumenti diversi, pongono le stesse domande di fondo. La fisica interroga la materia, la luce, il tempo, l'infinito; l'arte interroga la percezione, la forma, il senso. Messe una accanto all'altra, rivelano una comune radice, quella dello stupore di fronte al reale.
È un'impostazione che riflette bene il modo in cui Zichichi intendeva la divulgazione: non un abbassamento della scienza al livello del pubblico, ma un innalzamento della curiosità, l'idea che capire e meravigliarsi siano due facce dello stesso gesto.
Un'eredità che continua
La mostra resterà aperta fino al 4 novembre 2026. Più che una semplice commemorazione, si presenta come la prosecuzione di un progetto: tenere vivo, ora che il suo fondatore non c'è più, quello spirito di dialogo tra discipline che ha reso Erice un luogo speciale.
Per chi visita la Sicilia in questi mesi, è anche un'occasione per scoprire, oltre alle bellezze del borgo, il modo in cui un intellettuale ha saputo trasformare un piccolo centro in un crocevia di idee. La meraviglia, suggerisce il titolo, comincia proprio lì dove la materia incontra la mente.



