L'indiscrezione

Un'ipotesi tanto inattesa da sembrare improbabile. Secondo il New York Post, ripreso dall'ANSA, Donald Trump vorrebbe Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Il presidente della FIFA, secondo la testata americana, sarebbe apprezzato da Trump perché "rispettato da tutti nel mondo" e capace di "unire le persone".

Va detto con chiarezza fin da subito: si tratta di un'indiscrezione giornalistica, non di un annuncio ufficiale. Non c'è alcuna conferma diretta né da parte di Trump né di Infantino, e la stessa notizia va presa per quello che è, una voce riportata dalla stampa.

Chi è Infantino

Gianni Infantino, svizzero di origini italiane, è presidente della FIFA, la federazione internazionale del calcio. È una figura che negli anni ha costruito rapporti con leader politici di tutto il mondo, muovendosi con disinvoltura tra sport e diplomazia, e che con Trump ha in effetti coltivato una relazione visibile, complice anche il Mondiale del 2026 ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada.

Proprio questa capacità di dialogare con governi molto diversi tra loro è, verosimilmente, ciò che secondo la ricostruzione lo renderebbe gradito al presidente americano per un incarico di altra natura.

Come si sceglie il segretario generale

Per capire quanto sia realistica l'ipotesi conviene ricordare come funziona la nomina. Il segretario generale dell'ONU non viene scelto da un singolo Paese: è l'Assemblea generale a nominarlo, su raccomandazione del Consiglio di sicurezza, dove i cinque membri permanenti, tra cui Stati Uniti, Russia e Cina, hanno un peso decisivo e il potere di veto.

Serve, in sostanza, un consenso ampio. La volontà di un solo leader, per quanto influente, non basta: una candidatura deve raccogliere l'appoggio di una vasta coalizione di Stati. È il motivo per cui il ruolo è storicamente andato a diplomatici di carriera o a figure politiche di lungo corso.

Un'ipotesi da maneggiare con cautela

L'attuale segretario generale, António Guterres, concluderà il mandato a fine dicembre, e il tema della successione è quindi reale. Ma la distanza tra una voce di stampa e una candidatura effettiva resta enorme.

Un dirigente sportivo alla guida della principale organizzazione diplomatica multilaterale sarebbe una scelta senza precedenti, e difficilmente raccoglierebbe con facilità il consenso necessario. Per ora, dunque, la vicenda va collocata dove nasce: sul terreno delle indiscrezioni, in attesa di riscontri che al momento non esistono.