Il provvedimento
I Paesi Bassi introducono un divieto sui prodotti degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Come comunicato al Parlamento dal ministro degli Esteri Tom Berendsen, il governo olandese vieterà l'importazione, l'acquisto e la vendita di merci prodotte negli insediamenti, che considera illegittimi. Il provvedimento entrerà in vigore il 22 settembre.
Non è una decisione improvvisa: formalizza una linea già chiesta da una maggioranza del Parlamento e annunciata inizialmente a maggio. L'atto comunicato dal ministro rappresenta il completamento del percorso interno necessario a renderla operativa.
Non solo l'Aia: anche il Belgio
La mossa olandese non è isolata. Pochi giorni prima, nel fine settimana precedente, il Belgio aveva adottato una misura identica, vietando anch'esso l'ingresso dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
Due Paesi dell'Unione europea che, a poca distanza l'uno dall'altro, prendono la stessa decisione: è il segnale di una posizione che si sta consolidando in una parte dell'Europa, al di là delle scelte prese finora a livello comunitario.
Il contesto giuridico
Per inquadrare la vicenda serve richiamare alcuni punti. La Cisgiordania è un territorio occupato da Israele dal 1967, e gli insediamenti costruiti dai coloni israeliani in quell'area sono considerati illegittimi dal diritto internazionale e da diverse risoluzioni delle Nazioni Unite.
Su questa base giuridica poggia la distinzione, adottata da vari governi europei, tra i prodotti provenienti da Israele e quelli provenienti dagli insediamenti: sono questi ultimi, e non l'import israeliano in generale, a essere colpiti dal divieto olandese.
Che cosa cambia
Sul piano pratico, la misura tocca sia l'importazione sia la vendita al dettaglio, con effetti su commercianti e consumatori olandesi, che avranno alcune settimane per adeguarsi prima dell'entrata in vigore a settembre.
Sul piano politico, il provvedimento si inserisce in un dibattito europeo più ampio sul rapporto con Israele e sulla guerra a Gaza, in cui i singoli Stati membri si muovono con tempi e posizioni diverse. La scelta di Amsterdam e Bruxelles indica una direzione, ma la questione resta aperta e divisiva all'interno dell'Unione.



