Le posizioni
Milano, Roma e Torino si confermano tra le città più attraenti al mondo per chi va all'università. Secondo la classifica QS Best Student Cities 2027, pubblicata dalla società di analisi QS (Quacquarelli Symonds), il capoluogo lombardo è al 39º posto mondiale, in salita di cinque posizioni rispetto all'edizione precedente. Roma si colloca al 47º posto, Torino al 66º. In cima alla graduatoria mondiale c'è Seoul.
La classifica prende in esame 150 città in tutto il mondo, dall'Asia-Pacifico all'Europa, dal Nord America al Medio Oriente e all'America Latina.
Cosa misura davvero la classifica
Vale la pena chiarire un equivoco frequente: questa graduatoria non misura la qualità della didattica dei singoli atenei, per la quale esistono altri ranking. Misura invece l'ecosistema complessivo che una città offre a chi vi studia. Gli indicatori sono sei: la reputazione delle università locali nei ranking internazionali, la vivacità e la presenza dei datori di lavoro, l'attrattività generale della città (qualità della vita, sicurezza, offerta culturale), l'accessibilità economica, il giudizio diretto degli studenti raccolto tramite sondaggi, e la diversità internazionale del corpo studentesco.
In pratica, la domanda a cui la classifica risponde non è "quanto si insegna bene qui", ma "quanto è desiderabile e vivibile questa città per uno studente".
Il punto debole di Milano: i costi
Il caso di Milano è istruttivo perché mostra due facce opposte. Da un lato la città eccelle sul fronte del lavoro: si piazza al 20º posto mondiale per l'attività dei datori di lavoro, cioè per le opportunità professionali che offre a chi si laurea. Dall'altro crolla sull'accessibilità economica, dove è appena 99ª su 150.
È la fotografia di un problema noto a chiunque studi o abbia studiato a Milano: la città offre molte prospettive, ma vivere e studiare lì costa caro, tra affitti e prezzi cresciuti negli anni con la sua internazionalizzazione. Il balzo in avanti nella classifica generale convive quindi con un nodo che riguarda direttamente le tasche degli studenti.
Come leggere questi numeri
Una classifica del genere è uno strumento utile per orientarsi, non un verdetto. Favorisce per costruzione le grandi metropoli con atenei di richiamo e un'economia solida, e fatica a cogliere le differenze tra i sistemi universitari nazionali o il peso reale dei costi per chi arriva da Paesi meno ricchi.
Letta con queste avvertenze, però, dice qualcosa di concreto: tre città italiane figurano stabilmente nella parte alta di una graduatoria mondiale di 150, e Milano in particolare rafforza la propria posizione. È un buon biglietto da visita, a patto di ricordare che dietro il piazzamento restano squilibri, a cominciare dal costo della vita, che una classifica può segnalare ma non risolvere.



