La foto

C'è una fotografia che, dopo la finale dei Mondiali, ha ricominciato a girare ovunque. La scattò il fotografo Joan Monfort per un'iniziativa benefica dell'Unicef con la fondazione del Barcellona: un giovane Lionel Messi che tiene in braccio un neonato durante un servizio per una raccolta fondi.

Quel neonato era Lamine Yamal. La madre aveva vinto un'estrazione che permetteva di posare con un giocatore blaugrana. All'epoca Messi era un ventenne all'inizio della carriera, Yamal un bambino di pochi mesi.

Perché è tornata adesso

La ragione per cui l'immagine è riemersa è evidente a chiunque abbia visto la finale. Da una parte c'era ancora Messi, capitano dell'Argentina a fine carriera. Dall'altra c'era Yamal, oggi diciannovenne e una delle stelle della Spagna che ha vinto il titolo.

Il neonato di quella foto e il campione che tiene in braccio si sono ritrovati avversari nella partita più importante, quasi vent'anni dopo. È il tipo di coincidenza che di solito appartiene alle sceneggiature, e che invece era archiviata in un vecchio calendario dell'Unicef.

Cosa fa la Topps

La Topps, l'azienda di figurine sportive, ha annunciato che trasformerà quello scatto in una carta collezionabile in copia unica, la cosiddetta "1-of-1": una sola esiste, e finirà casualmente in una delle bustine distribuite nel corso dell'anno.

È un meccanismo che vale la pena spiegare, perché è il cuore del collezionismo moderno di figurine. La "1-of-1" non si compra: si trova, per caso, aprendo una bustina come tante. Questa rarità estrema è ciò che, nel mercato secondario, può trasformare un cartoncino in un oggetto dal valore molto alto. Non a caso alcune carte di questo tipo, negli ultimi anni, sono state rivendute a cifre da record.

Il senso di un oggetto

Al di là del valore economico, la scelta della Topps racconta come funziona oggi la memoria sportiva. Un'immagine nata per beneficenza, dimenticata per quasi vent'anni, diventa prima un fenomeno virale grazie a una partita, e poi un prodotto da collezione.

È lo stesso movimento che rende il calcio qualcosa di più di novanta minuti: la capacità di produrre storie che si chiudono da sole, a distanza di anni, senza che nessuno le avesse pianificate. Quella foto non era un presagio quando fu scattata. Lo è diventata dopo, e la figurina non fa che certificarlo.