L'aggiornamento
Il bilancio del naufragio del traghetto MV Barima, al largo della Guyana, è salito con il recupero dei corpi. Il primo ministro Mark Phillips ha confermato almeno 27 morti e 69 superstiti tratti in salvo. I dispersi restano decine: le fonti internazionali ne indicano 83.
Ieri, quando abbiamo dato la notizia, i morti accertati erano zero e i dispersi 66. Il quadro è cambiato non perché sia successo qualcosa di nuovo, ma perché le operazioni di recupero hanno cominciato a restituire ciò che il mare aveva preso. È l'evoluzione tipica di questi bilanci, e resta comunque provvisorio.
Il dato che pesa di più
C'è un elemento che cambia la lettura dell'intera vicenda: il numero delle persone a bordo era molto più alto di quanto risultasse. La lista passeggeri ne registrava 133, ma il riesame delle immagini dell'imbarco ha portato le autorità a stimare un totale ben superiore. Secondo la stampa internazionale la cifra rivista si aggira intorno alle 179 persone.
Non è un dettaglio contabile. In un'operazione di ricerca, non sapere quante persone cercare è un problema operativo grave: significa non sapere quando la ricerca è finita. E spiega perché la somma di morti, superstiti e dispersi non torna con i 133 di partenza. Molti dei salvati, era già emerso, non figuravano sui registri di bordo.
Che cosa sarebbe successo
Il MV Barima, costruito nel 1939, si è capovolto sabato notte a circa sette miglia dalla costa atlantica, sulla rotta da Georgetown a Port Kaituma, nel nord-ovest del Paese. Fra le ipotesi riferite dai superstiti c'è quella di un'onda di grandi dimensioni che avrebbe fatto sbandare lo scafo.
Sul fronte delle responsabilità restano i due elementi già noti: il comandante e alcuni membri dell'equipaggio risultati positivi a un test per la cannabis, e la discrepanza fra passeggeri registrati e persone effettivamente imbarcate. Le autorità hanno aperto un'inchiesta e trattano quest'ultima come una possibile condotta penalmente rilevante.
Perché quella rotta
Vale la pena ricordarlo, perché è il contesto che rende una nave del 1939 ancora in servizio: Port Kaituma e le comunità del nord-ovest della Guyana non sono raggiungibili facilmente via terra. Il traghetto non è un mezzo turistico ma un servizio di linea, e questo pesa sia sull'affollamento sia sull'età della flotta.
Il primo ministro ha ribadito che, se emergeranno negligenza o illeciti, i responsabili risponderanno di fronte alla legge. Nel frattempo le ricerche proseguono, e il numero che conta di più, quello dei dispersi, resta il più incerto.



