Il rientro

La nazionale argentina è atterrata all'aeroporto internazionale di Ezeiza nel pomeriggio del 21 luglio, intorno alle 18 locali, due giorni dopo la finale persa 1-0 contro la Spagna.

Ad accogliere la squadra c'erano centinaia di tifosi. C'è stata una cerimonia ufficiale, con misure di sicurezza importanti, e sulla pista era stato dipinto un "Gracias" lungo centocinquanta metri, come tributo ai vicecampioni del mondo. Ma il tono, riferisce l'ANSA, era quello della delusione, non della festa.

Chi non c'era

A bordo mancavano Lionel Messi e Rodrigo De Paul, insieme ad altri quattro giocatori rimasti negli Stati Uniti, chi per raggiungere direttamente il proprio club, chi per iniziare le vacanze.

È un dettaglio che dice molto del significato di questo rientro. Quando una nazionale torna da campione, tornano tutti, perché la festa è il punto. Quando torna da sconfitta, ognuno segue la propria strada, e l'assenza dei nomi più grandi non è un affronto ma la conseguenza naturale di una trasferta finita male.

Niente parata, niente festa nazionale

La federazione argentina ha escluso le celebrazioni pubbliche. La delegazione, con il commissario tecnico Lionel Scaloni, si è trasferita al centro sportivo dell'AFA a Ezeiza, dove il gruppo si è poi sciolto.

C'è un aggiornamento che chiude una vicenda aperta nei giorni scorsi. Il presidente Javier Milei aveva annunciato che il giorno scelto dalla squadra per festeggiare sarebbe stato dichiarato festa nazionale. Quell'annuncio, condizionato fin dall'origine alla volontà dei giocatori di celebrare, è ora decaduto: il governo ha rinunciato all'idea, in linea con la scelta della federazione di non organizzare festeggiamenti.

È l'epilogo coerente di una promessa che dipendeva da una condizione mai verificatasi. Non c'è stata la festa, e quindi non c'è stato il giorno da dichiarare festivo.

Il senso di una sconfitta accolta bene

Resta un'immagine che vale la pena registrare senza retorica: centinaia di persone che vanno all'aeroporto ad accogliere una squadra che ha perso. È una cosa che non tutte le tifoserie fanno, e che dice qualcosa del rapporto fra l'Argentina e la sua nazionale, un rapporto che non dipende dal risultato dell'ultima partita.

La finale l'ha decisa il gol di Ferran Torres al 106', in una gara che l'Argentina ha chiuso in dieci uomini per l'espulsione di Enzo Fernández nel finale dei tempi regolamentari. Ma il bilancio complessivo di questo Mondiale, per la squadra di Scaloni, resta quello di una finale raggiunta da campione in carica. È il motivo per cui, alla fine, i tifosi sono andati comunque a dire grazie.