L'ultimo arrivato

Il caso più recente è iMoochi, un peluche con l'intelligenza artificiale presentato in Cina dal gruppo ZTE, pensato per fare compagnia ai bambini.

Non ha una telecamera, e questo il produttore lo sottolinea. Ma ha microfoni, sensori tattili e una connessione, via Wi-Fi o rete mobile, che invia i dati a un servizio in cloud per personalizzare le conversazioni. È qui, non nella telecamera assente, che si concentra il problema.

Dove sta il nodo

Conviene spiegarlo con precisione, perché è il punto che un genitore deve capire. Un peluche di questo tipo funziona ascoltando: registra la voce del bambino, la elabora, spesso su server esterni, e costruisce nel tempo una memoria delle conversazioni.

Detto in modo diretto: è un microfono, nella cameretta di un bambino, che ascolta e trasmette. Non perché sia progettato per spiare, ma perché è così che funziona un giocattolo che conversa. E la voce di un minore, con quello che ci sta intorno, è un dato personale particolarmente sensibile.

Le domande che contano sono poche e concrete: dove finiscono quelle registrazioni, per quanto tempo vengono conservate, chi vi ha accesso, se possono essere usate per altri scopi.

Cosa dice il Garante

Su questo tema l'autorità italiana per la protezione dei dati ha una pagina dedicata ai "giocattoli intelligenti", ed è la fonte più utile per orientarsi. Il Garante Privacy invita i genitori a leggere l'informativa sulla privacy prima dell'acquisto, a verificare se il microfono è sempre attivo o si aziona con un pulsante, a controllare dove vengono trattati i dati e se possono essere trasferiti fuori dall'Unione europea.

Sono indicazioni pratiche, e vale la pena tradurle in un gesto semplice: prima di comprare un giocattolo connesso, dedicare qualche minuto a capire cosa fa con quello che ascolta.

Il quadro delle regole

In Europa la raccolta dei dati dei minori è soggetta a tutele particolari, e il trattamento dei dati di un bambino richiede in genere il consenso di chi ne ha la responsabilità genitoriale. È il principio del regolamento europeo sulla protezione dei dati, il GDPR.

La distanza fra la regola e la pratica, però, esiste. Molti di questi prodotti nascono e si vendono fuori dall'Europa, con standard e trasparenza variabili, e la verifica concreta di cosa accada ai dati raccolti non è sempre a portata di consumatore.

In sintesi, cosa fare

Il consiglio non è demonizzare la tecnologia, ma usarla sapendo cosa comporta. Prima di mettere in casa un giocattolo che ascolta e si connette, tre controlli bastano a ridurre i rischi: preferire i dispositivi in cui il microfono si attiva con un pulsante e non è sempre acceso; leggere dove finiscono i dati; scegliere prodotti di aziende che dichiarano in modo chiaro le proprie politiche di conservazione.

La compagnia di un peluche che risponde è una promessa affascinante, soprattutto per un bambino. Ma è una promessa che passa da un microfono, e i microfoni, per definizione, ascoltano.