Due decisioni, un obiettivo
La Commissione europea ha adottato il 16 luglio due serie di misure di specificazione vincolanti nei confronti di Google, sulla base del Digital Markets Act. Non sono orientamenti facoltativi né una consultazione: sono obblighi, e servono a chiarire in concreto come l'azienda debba rispettare regole che il regolamento enuncia in modo generale.
Il primo blocco riguarda Android e l'intelligenza artificiale. Il secondo la condivisione dei dati raccolti da Google Search.
Il problema che Bruxelles vuole risolvere
Oggi su un telefono Android l'assistente di Google gode di un accesso al sistema che le applicazioni concorrenti non hanno. Può essere richiamato con un comando vocale, vede il contesto in cui l'utente si trova, può agire dentro altre app. Un assistente rivale installato dallo store resta, tecnicamente, un'app come le altre.
La Commissione osserva che i concorrenti hanno un accesso solo limitato alle funzioni chiave del sistema operativo mentre i servizi di Google ne dispongono pienamente. Il timore è preciso: che il vantaggio accumulato da Google nel mercato degli smartphone e della ricerca online si travasi automaticamente su Gemini, consegnandogli un mercato, quello degli agenti intelligenti, mentre si sta ancora formando.
Cosa dovrà cambiare
Le decisioni impongono che l'utente possa attivare con la voce l'assistente che preferisce, allo stesso modo in cui oggi si richiama quello di Google, e che gli assistenti di terze parti possano eseguire azioni dentro le applicazioni per suo conto: prenotare un taxi, recuperare informazioni sui luoghi, intervenire in una conversazione. Tutto questo con quelle che la Commissione definisce garanzie robuste a tutela della riservatezza, dell'integrità del dispositivo e della sicurezza.
Sul secondo fronte, Google dovrà mettere a disposizione dei motori di ricerca concorrenti, e dei chatbot che offrono funzioni di ricerca, gli stessi dati che raccoglie per ottimizzare il proprio servizio, in forma anonimizzata, a condizioni eque e con un processo di accesso trasparente. L'anonimizzazione avverrà con un metodo a più livelli messo a punto con esperti interni ed esterni, in linea con le indicazioni sul rapporto fra DMA e GDPR.
Sulle scadenze la Commissione non entra nel dettaglio nella comunicazione ufficiale. Secondo la ricostruzione della stampa europea la condivisione dei dati di ricerca partirà dal gennaio 2027, mentre le misure sull'interoperabilità degli assistenti arriveranno nel luglio 2027, con effetti su circa il 60 per cento degli utenti Android europei.
Cos'è il DMA, in breve
Il Digital Markets Act è il regolamento con cui l'Unione, dal 2022, disciplina le piattaforme che funzionano come punto di accesso obbligato a un mercato. Le aziende che superano determinate soglie vengono designate gatekeeper e da quel momento hanno obblighi asimmetrici rispetto a tutti gli altri: garantire l'interoperabilità, non privilegiare i propri servizi, non impedire agli utenti di disinstallare o sostituire i componenti preinstallati. Gli obblighi hanno cominciato a produrre effetti concreti nel marzo 2024, e Google è designata per più servizi, fra cui la ricerca e Android.
Le misure di specificazione, come quelle appena adottate, sono lo strumento con cui la Commissione traduce un obbligo generale in prescrizioni tecniche puntuali. È la stessa via già percorsa nei confronti di Apple sull'interoperabilità di iOS.
Le posizioni
La commissaria alla Concorrenza Teresa Ribera ha collegato le decisioni all'esigenza di mantenere una concorrenza leale durante la trasformazione digitale, mentre la vicepresidente Henna Virkkunen ha indicato l'obiettivo di far emergere alternative reali ai servizi di ricerca e di intelligenza artificiale di Google, ampliando la scelta per gli utenti europei.
Google ha reagito criticamente, sostenendo che l'apertura del sistema e la condivisione dei dati possono indebolire la sicurezza dei dispositivi e la riservatezza degli utenti. È un argomento ricorrente nei contenziosi sul DMA, e sarà anche il terreno su cui si giocherà l'eventuale contenzioso davanti ai giudici europei. Nel frattempo, però, l'obbligo resta: la designazione di gatekeeper non si sospende presentando ricorso.



