Di cosa si tratta

Circola in rete un questionario che invita chi lo compila a segnalare la presenza di cittadini israeliani o di persone ebree presso alberghi, strutture ricettive ed esercizi commerciali. Chi lo ha messo in circolazione lo presenta come una mappatura del turismo sionista, e lo ha diffuso attraverso gruppi di chat e collegamenti sui social.

Chi lo abbia predisposto non è accertato. In assenza di elementi verificati, ogni attribuzione di paternità resta un'ipotesi, e come tale va trattata.

Le reazioni

La denuncia pubblica è arrivata dalla Comunità ebraica di Milano. Il presidente Walker Meghnagi ha usato un paragone storico esplicito: «Penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all'ebreo». E ha aggiunto che «mappare dove ci sono gli ebrei è molto grave», chiedendo che intervenga la magistratura. Meghnagi ha osservato che un elenco costruito su questa base finisce per riguardare anche cittadini italiani, e ha avvertito che un'iniziativa nata online, se si diffonde, può tradursi in qualcosa di molto più concreto. La comunità ha trasmesso il questionario alle autorità.

L'associazione Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati ne ha chiesto il ritiro immediato, definendolo una raccolta di informazioni discriminatoria e intimidatoria, e ha sollecitato una verifica del Garante per la protezione dei dati personali.

Il sottosegretario Alessandro Morelli ha definito il modulo aberrante, parlando di un'iniziativa razzista e di un clima che richiama i tempi bui del nazifascismo, e ha annunciato di essere pronto a presentare una denuncia contro ignoti.

Il profilo giuridico

Al di là del giudizio politico, una raccolta di dati che identifichi persone in base all'appartenenza religiosa o all'origine nazionale tocca due piani distinti.

Il primo è quello della protezione dei dati: convinzioni religiose e origine etnica rientrano fra le categorie particolari di dati personali, per le quali il regolamento europeo prevede una tutela rafforzata e un divieto di trattamento salvo condizioni tassative. Una raccolta anonima, priva di titolare identificabile e di informativa, non soddisfa nessuna di quelle condizioni.

Il secondo è quello penale, dove rilevano le norme in materia di discriminazione e istigazione all'odio per motivi razziali, etnici o religiosi. Sarà l'eventuale fascicolo aperto dalla procura a stabilire se e quali ipotesi di reato siano configurabili.

Il contesto

L'episodio si inserisce in una tendenza documentata. Secondo il rapporto annuale dell'Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC, nel 2025 in Italia sono stati registrati 963 episodi di antisemitismo a fronte di 1.492 segnalazioni ricevute: il 10 per cento in più rispetto al 2024, il doppio rispetto al 2023 e cinque volte il dato del 2022.

Oltre il 66 per cento dei casi si manifesta online, ma la crescita più marcata riguarda proprio gli episodi che avvengono nel mondo fisico: le discriminazioni sono raddoppiate e le aggressioni sono aumentate del 225 per cento. Sul piano geografico, gli episodi con contatto fisico si concentrano soprattutto in Lombardia e Lazio.

Il rapporto contiene anche un dato di opinione che va oltre la cronaca: il 14 per cento degli italiani si dichiara d'accordo con l'idea di espellere gli ebrei dall'Italia.

È il motivo per cui un modulo online, che potrebbe sembrare l'iniziativa marginale di un gruppo ristretto, viene letto da chi lo denuncia come qualcosa di diverso: non tanto per quello che è, quanto per il terreno su cui cade.