Da dove arrivano questi numeri
Prima delle cifre, una precisazione che conviene sempre fare quando si parla di rincari estivi: il lavoro è del Centro di ricerca e formazione sui consumi, un organismo che si occupa di tutela dei consumatori, e non è una rilevazione originale ma un'elaborazione dei dati Istat che confronta i prezzi del 2016 con quelli del 2026. La base statistica è dunque ufficiale; la lettura è dell'associazione.
Il trasporto è la voce che pesa di più
Il salto più violento riguarda l'aereo. Sui voli nazionali l'aumento in dieci anni è del 193,3 per cento, su quelli europei del 187: significa che un biglietto costa quasi il triplo di quanto costava nel 2016. Seguono i traghetti, con più 92,1 per cento, voce che pesa parecchio su chi va in Sardegna, in Sicilia o alle isole minori.
Chi si sposta in automobile se la cava meglio ma non bene: il gasolio segna più 61 per cento, il noleggio auto più 28, i pedaggi autostradali più 10,3. Il treno, con più 27,6 per cento, resta la voce cresciuta meno fra quelle di trasporto.
Dormire e mangiare
Sull'alloggio il quadro è più contenuto ma comunque netto: le camere d'albergo aumentano del 69 per cento, i pacchetti tutto compreso del 46, campeggi e villaggi del 22. È una differenza che spiega bene lo spostamento di una parte della domanda verso le formule più economiche.
Sul cibo l'elenco è quello che ogni famiglia riconosce facendo la spesa al mare: pomodori più 74 per cento, lattuga più 41, frutta fresca più 39,8, gelati più 36, prodotti ittici più 33,7, acqua minerale più 33, bibite analcoliche più 30.
Cosa hanno fatto gli italiani
Il dato più interessante non è quanto è aumentato, ma come le famiglie hanno reagito. Secondo il presidente del centro, Furio Truzzi, si tratta di strategie di sopravvivenza per concedersi comunque una villeggiatura senza svuotare il portafoglio.
In concreto significa tre cose. La prima: la durata media è crollata, dagli undici giorni del 2016 alle tre o quattro notti di oggi. La seconda: la vacanza si è spalmata su giugno, luglio e settembre invece di concentrarsi in agosto, quando i prezzi toccano il massimo. La terza: la quota di chi sceglie una destinazione estera si è più che dimezzata, dal 25,5 per cento del 2016 al 12 per cento del 2025.
Come leggerlo
C'è un limite in questo tipo di confronti, ed è giusto dirlo: mettere a paragone il 2016 e il 2026 significa includere l'ondata inflattiva del 2022 e 2023, che ha investito tutti i prezzi e non solo quelli turistici. Una parte di questi aumenti, in altre parole, è inflazione generale.
Resta però il fatto che alcune voci, e i voli in particolare, sono cresciute molto più dell'indice generale dei prezzi. E resta soprattutto il dato comportamentale, che è quello che racconta meglio la situazione: gli italiani non hanno smesso di andare in vacanza, ma la vacanza è diventata più corta. È il modo in cui una spesa che si considera irrinunciabile viene fatta rientrare in un bilancio familiare che non è cresciuto alla stessa velocità dei listini.



