L'appuntamento
Billy Cobham suona il 21 luglio alla Casa del Jazz, nel parco di Villa Osio, con il progetto Time Machine. Ha 82 anni, è americano di origine panamense, e porta sul palco un gruppo di sei musicisti: Victor Cisternas al basso, Rocco Zifarelli alla chitarra, Gary Husband alle tastiere, Bjorn Arko al sassofono, Antonio Baldino alla tromba e Andrea Andreoli al trombone.
Il repertorio attinge anche a Time of my Life, l'album uscito lo scorso aprile.
Perché un batterista merita il nome sul cartellone
Per buona parte della storia del jazz il batterista è stato il musicista di cui il pubblico ricordava tutto tranne il nome. Cobham appartiene alla generazione che ha rotto quella convenzione, e lo ha fatto in modo abbastanza clamoroso da cambiare le aspettative su cosa uno strumento a percussione possa fare all'interno di un brano.
Il suo curriculum degli anni precedenti alla fama passa da Horace Silver e George Benson, e soprattutto dalla partecipazione alle sessioni di Bitches Brew di Miles Davis, il disco che nel 1970 aprì ufficialmente il territorio in cui il jazz smetteva di essere un genere e diventava un metodo.
Mahavishnu Orchestra: la precisione come linguaggio
All'inizio degli anni Settanta Cobham fu il batterista della Mahavishnu Orchestra, il gruppo fondato dal chitarrista britannico John McLaughlin. Era una formazione costruita su tempi dispari, accelerazioni improvvise e un volume da band rock applicato a una scrittura di complessità jazzistica.
In quel contesto la batteria non poteva limitarsi a tenere il tempo, perché spesso il tempo era la cosa più difficile della partitura. Cobham suonava con una mano sinistra indipendente e una velocità che all'epoca sembrava quasi un trucco di studio, e che invece funzionava esattamente uguale dal vivo. Molti dei batteristi rock e metal dei due decenni successivi hanno preso da lì, spesso senza sapere da dove venisse.
Spectrum, 1973
Il disco che ha spostato l'asse è il suo esordio da solista, Spectrum, pubblicato nel 1973. È un album in cui la batteria non accompagna: apre, chiude, decide la struttura dei brani. Accanto a Cobham suonano il chitarrista Tommy Bolin e il tastierista Jan Hammer, e il risultato è un disco che è finito per essere ascoltato tanto dal pubblico jazz quanto da quello rock.
Cobham ha poi attraversato mezzo secolo di collaborazioni molto distanti fra loro, da Peter Gabriel ai Grateful Dead, senza mai davvero uscire dal territorio che aveva contribuito ad aprire.
Cosa aspettarsi a Villa Osio
Time Machine non è un concerto nostalgico, o almeno non solo. Il titolo suggerisce un attraversamento del proprio repertorio, ma la formazione con tre fiati indica un lavoro di riarrangiamento più che di riproposizione: quei brani, nati per una strumentazione diversa, cambiano parecchio quando le linee vengono ridistribuite fra tromba, trombone e sassofono.
Per il pubblico romano è una delle occasioni della stagione estiva in cui il parco di Villa Osio fa quello che sa fare meglio: mettere un musicista che ha scritto un pezzo di storia a suonare all'aperto, a distanza ravvicinata, in una sera di luglio.



