La bottega
Francesco Massaro era nato a Padova il 23 agosto 1935 ed è morto a Roma a novant'anni.
La sua formazione racconta un modo di entrare nel cinema che oggi non esiste più. Fu aiuto regista volontario di Luchino Visconti sul Gattopardo, cioè lavorò gratis sul set di uno dei film più imponenti mai girati in Italia. Poi fu per anni assistente di Pietro Germi, su Divorzio all'italiana, Sedotta e abbandonata e Signore e signori.
Non è un dettaglio di curriculum: è la scuola. Germi in quegli anni stava costruendo il modello di commedia che avrebbe definito il decennio, quello in cui la risata nasce dall'osservazione feroce di un ambiente sociale e non dalla battuta. Chi gli stava accanto sul set imparava un mestiere che non si insegnava altrove.
I film
Il debutto alla regia arrivò nel 1972 con Il generale dorme in piedi, con Ugo Tognazzi. Seguirono La banca di Monate e, nel 1983, Al bar dello sport, che resta il titolo più popolare della sua filmografia, con Lino Banfi e Jerry Calà. Fra gli altri suoi film ci sono Il lupo e l'agnello, I carabbinieri, Domani mi sposo e Ti presento un'amica.
Fra gli interpreti con cui lavorò compaiono, oltre a Tognazzi e Banfi, Mariangela Melato, Michel Serrault e Michele Placido: una lista che dice qualcosa sull'ampiezza del registro, perché sono attori che appartengono a mondi cinematografici distanti fra loro.
La televisione
Dagli anni Novanta si spostò sul piccolo schermo, e non fu un ripiegamento. Diresse Pronto soccorso, andata in onda fra il 1990 e il 1992, poi Provincia segreta e il suo seguito, Benedetti dal Signore e O la va, o la spacca nel 2004.
È un percorso che molti registi della sua generazione hanno fatto negli stessi anni, quando la commedia italiana perdeva spazio in sala e la fiction televisiva cominciava a occuparne il posto nel racconto popolare. Chi aveva imparato a raccontare storie di gente comune in ottanta minuti si trovò a farlo in un formato diverso, con lo stesso mestiere.
Che posto occupa
Massaro appartiene alla categoria dei registi che tengono in piedi un cinema. Non è fra i nomi che si citano quando si parla di commedia all'italiana, e i suoi film non hanno l'ambizione di quelli dei maestri con cui si era formato.
Ma un'industria cinematografica non è fatta soltanto dei suoi vertici: è fatta anche di professionisti capaci di portare a casa un film che funziona, con gli attori giusti e nei tempi previsti, per un pubblico che quel film andrà davvero a vedere. Per quarant'anni, in Italia, quel lavoro è esistito. Poi ha smesso di esistere, ed è per questo che una carriera come la sua oggi si legge anche come il ritratto di un sistema scomparso.



