Che cos'è
Becoming Her: Prima di diventare grandi è un documentario prodotto dal Juventus Creator Lab, presentato il 20 luglio al Giffoni Film Festival. La voce narrante è di Francesca Michielin. Sarà disponibile dal prossimo settembre su Disney+, nella sezione ESPN.
Segue tre giovani calciatrici delle academy della Juventus: Anna Copelli, che si allena a Vinovo, in Piemonte; Sofia Cholovskaya, ad Al Khobar, in Arabia Saudita; e Samantha Lee, a Los Angeles.
Che cosa racconta
Il taglio, per quanto emerge, non è quello celebrativo del racconto sportivo. Il documentario segue la crescita di tre ragazze in uno sport storicamente maschile, e non nasconde le difficoltà, gli infortuni compresi.
È una scelta narrativa che vale la pena sottolineare, perché è meno scontata di quanto sembri. Un prodotto realizzato dal club potrebbe facilmente limitarsi a mostrare talento e successi. Raccontare invece la fatica, gli ostacoli e il rischio dell'infortunio è un modo di prendere sul serio le protagoniste, trattandole come atlete e non come simboli.
Perché tre Paesi diversi
La struttura a tre storie, su tre continenti, non è solo una scelta di racconto: dice qualcosa del modo in cui un club europeo costruisce oggi la propria presenza. Le academy della Juventus a Los Angeles e in Arabia Saudita sono avamposti di un marchio che opera su scala globale, e il calcio femminile è uno dei terreni su cui questa espansione passa.
Il che non toglie nulla al valore del racconto, ma aiuta a leggerlo per quello che è: un prodotto che sta insieme come documentario sulla crescita di tre ragazze e come operazione di un club che si racconta al mondo.
Il contesto
Il documentario arriva in un momento di crescita reale del calcio femminile italiano. Negli ultimi anni il numero delle tesserate, la presenza negli stadi e gli ascolti televisivi sono aumentati in modo netto, sostenuti dal passaggio al professionismo della Serie A femminile.
È un movimento che parte da numeri piccoli, e proprio per questo cresce in percentuali che colpiscono. Ma il dato più rilevante, per un pubblico giovane come quello del Giffoni, è un altro: una bambina che oggi comincia a giocare ha davanti un percorso e un immaginario che dieci anni fa non esistevano. È esattamente ciò che un documentario come questo prova a mostrare, ed è il motivo per cui la scelta di presentarlo a un festival per ragazzi ha senso al di là della promozione.



