L'annuncio
È morto Kevin Keegan. Aveva 75 anni ed era malato da tempo. L'annuncio è arrivato dalla famiglia con poche righe: "È con immensa tristezza che annunciamo che Kevin Keegan è morto all'età di 75 anni".
Il Liverpool degli anni Settanta
Keegan arrivò ad Anfield da un club di terza divisione e ci restò sei stagioni, diventando il volto della squadra costruita da Bill Shankly e poi da Bob Paisley. Con il Liverpool vinse tre campionati inglesi, due Coppe Uefa e la Coppa dei Campioni del 1977, quella della finale di Roma contro il Borussia Mönchengladbach, che fu anche la sua ultima partita con quella maglia.
Era un attaccante di movimento più che un finalizzatore puro, in un'epoca in cui la distinzione contava molto più di oggi. Piccolo, velocissimo, capace di lavorare fra le linee: un modello che allora era un'anomalia e che oggi è la norma.
I due Palloni d'oro all'Amburgo
Nel 1977 fece la scelta che definisce la sua carriera: lasciò il Liverpool campione d'Europa per andare in Bundesliga, all'Amburgo. Era una decisione controcorrente per un giocatore inglese di quel livello, in un'epoca in cui l'esportazione di talento andava quasi solo nella direzione opposta.
Lì vinse il Pallone d'oro nel 1978 e nel 1979, due volte di fila, e conquistò il campionato tedesco. Resta uno dei pochissimi britannici ad aver ricevuto quel riconoscimento, e l'unico ad averlo vinto due anni consecutivi.
L'allenatore, e il Newcastle del 1996
Da allenatore il suo capitolo più ricordato è il Newcastle di metà anni Novanta, che riportò ai vertici del calcio inglese e che nella stagione 1995-96 arrivò secondo dopo aver dominato buona parte del campionato. Fu una squadra che perse il titolo giocando in un modo che il pubblico ricorda ancora, ed è raro che accada.
Guidò anche Fulham, Manchester City e la nazionale inglese, dalla quale si dimise dopo una sconfitta in casa contro la Germania. Tornò brevemente al Newcastle nel 2008.
Che cosa ha lasciato
Keegan appartiene alla categoria dei giocatori il cui peso nella memoria collettiva eccede il palmarès, già considerevole. È stato uno dei primi calciatori britannici a essere una figura pubblica al di fuori del campo, in un momento in cui il calcio inglese stava attraversando i suoi anni più difficili.
E ha fatto una cosa che allora quasi nessuno faceva: se n'è andato dal club più forte d'Europa per misurarsi altrove, e ha vinto anche lì.



