Una festa senza data
L'annuncio è arrivato dal presidente Javier Milei ed è formulato in modo insolito: non fissa un giorno, lo delega. Secondo quanto riportato da ANSA, Milei ha fatto sapere che, "a seconda di ciò che i giocatori e lo staff tecnico decideranno in merito alla giornata da festeggiare, questa verrà dichiarata festa nazionale".
Tradotto: la festa nazionale c'è, ma quando lo decidono i giocatori. La data sarà comunicata più avanti, in funzione di quando la squadra rientrerà in Sudamerica e di quando vorrà incontrare il pubblico.
La nazionale è ripartita da New York nella mattinata, con arrivo previsto intorno alle 17 ora locale all'aeroporto internazionale Ministro Pistarini, l'Ezeiza.
Perché una festa per una sconfitta
La finale l'ha vinta la Spagna 1-0 ai supplementari, con il gol di Ferran Torres al 106', e l'Argentina ha giocato quasi tutta la ripresa e i supplementari in dieci per l'espulsione di Enzo Fernández. È una sconfitta, e la scelta di celebrarla ha una logica che vale la pena esplicitare.
L'Argentina arrivava da campione in carica: aveva vinto a Doha nel 2022 e si è presentata all'ultimo atto anche quattro anni dopo. Due finali consecutive sono un risultato che, in un secolo di Coppe del Mondo, è riuscito a pochissime nazionali. Da questo punto di vista il riconoscimento istituzionale non premia il risultato della singola partita ma il ciclo.
C'è poi la componente più immediata: quando una nazionale sudamericana rientra da una finale mondiale, la piazza si riempie comunque. Dichiarare festa il giorno del rientro è anche un modo di prendere atto che quel giorno, in ogni caso, il Paese non lavorerà granché.
Il contesto della notte
L'annuncio arriva dopo una notte complicata. All'Obelisco di Buenos Aires, dove si erano radunate migliaia di persone per seguire la partita, la delusione è degenerata in scontri: bottiglie contro la polizia, lacrimogeni, proiettili di gomma e un idrante, con un bilancio di fermati che le fonti collocano fra i dodici e i quindici. Due uomini, di 67 e 88 anni, sono morti per arresto cardiaco durante la partita.
È lo sfondo su cui va letta la mossa del governo: trasformare in cerimonia ordinata una mobilitazione che comunque ci sarà.
Cosa resta da chiarire
Due punti restano aperti al momento in cui scriviamo. Il primo è la data, che non è stata comunicata. Il secondo è la forma giuridica: un annuncio pubblico non è ancora un decreto, e la differenza fra una giornata celebrativa e un giorno non lavorativo a tutti gli effetti si vede soltanto quando il provvedimento viene pubblicato.



