Un nome che non è mai stato un nome
Per quasi cinquant'anni l'Italia lo ha conosciuto con una lettera dell'alfabeto fonetico. Il "Comandante Alfa", luogotenente dei Carabinieri, è morto all'età di 75 anni: la notizia è stata diffusa nella notte tra domenica e lunedì.
Era originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e secondo Adnkronos era nato nel 1951. Il suo nome anagrafico non è mai stato reso pubblico, e non lo è nemmeno adesso. Nelle apparizioni televisive e nelle presentazioni dei suoi libri si è sempre mostrato con il volto coperto: una necessità operativa diventata, con il tempo, la cifra riconoscibile di un personaggio pubblico anomalo, notissimo e insieme invisibile.
Il GIS, nato dagli anni di piombo
Il Gruppo di Intervento Speciale nasce nel 1978, nel momento più acuto della stagione terroristica italiana, come reparto dell'Arma dei Carabinieri specializzato in antiterrorismo, liberazione di ostaggi e interventi ad alto rischio. Il Comandante Alfa fu tra i fondatori.
Il battesimo pubblico del reparto arrivò il 29 dicembre 1980, con l'intervento nel carcere di massima sicurezza di Trani per porre fine alla rivolta in corso nell'istituto. Fu l'operazione che fissò la reputazione di un'unità fino a quel momento sconosciuta all'opinione pubblica.
Le operazioni di una carriera
Nel percorso operativo che le agenzie ricostruiscono compaiono alcuni dei casi più noti della cronaca italiana: la cattura degli esattori del riscatto nel sequestro di Cesare Casella, la liberazione di Patrizia Tacchella e, nel 2003, il servizio di protezione al magistrato antimafia Nino Di Matteo a Palermo. A queste si aggiungono numerose missioni internazionali.
È il tipo di elenco che per definizione resta parziale: buona parte dell'attività di un reparto come il GIS non è destinata a diventare pubblica, e il Comandante Alfa ha sempre mantenuto il riserbo sui dettagli operativi anche quando ha cominciato a raccontarsi.
L'istruttore e il divulgatore
Lasciato il servizio attivo nel febbraio 2016, ha continuato a lavorare come istruttore per il GIS e per l'UCIS, l'Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale, e ha intrapreso una seconda carriera da scrittore e divulgatore. I suoi libri, tutti firmati con lo pseudonimo, hanno portato a un pubblico ampio il funzionamento dei reparti speciali, la preparazione agli interventi e il peso che quel mestiere scarica sulla vita privata di chi lo fa.
È stato definito il carabiniere più decorato d'Italia. Il messaggio diffuso sui suoi profili social lo ricorda come "un uomo speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo".



