Un'idea presa dal football americano

L'intervallo di una partita di calcio dura quindici minuti e serve a far riposare i giocatori. Nella finale del 19 luglio, al MetLife Stadium di East Rutherford, ribattezzato New York New Jersey Stadium per il torneo, la FIFA ha fatto quello che la NFL fa da decenni al Super Bowl: ci ha messo dentro uno spettacolo.

Undici minuti e mezzo, il primo halftime show nella storia di una finale mondiale. Il risultato è un oggetto ibrido che divide, e che vale la pena raccontare per quello che è stato prima di giudicarlo.

La scaletta

Ad aprire è stata Madonna con "Music", il pezzo del 2000, accompagnata in campo dalle due leggende brasiliane Ronaldo e Ronaldinho, dopo una sequenza preregistrata ambientata in una pista di pattinaggio e un ingresso nello stadio a bordo di una dune buggy.

È seguita una versione orchestrale di "Seven Nation Army" dei White Stripes, il brano che gli stadi europei cantano da vent'anni, diretta da Gustavo Dudamel alla testa di musicisti della New York Philharmonic e dell'Orchestra Sinfonica Simón Bolívar del Venezuela.

Poi i BTS con "Dynamite", in completi rossi di ispirazione motociclistica, e Justin Bieber con "Everything Hallelujah" in versione acustica, unico momento in cui il ritmo è sceso.

Shakira e il nigeriano Burna Boy hanno cantato "Dai Dai", il brano ufficiale del Mondiale, con un gruppo di ballerini e di bambini. La chiusura è toccata a Chris Martin dei Coldplay, di nuovo con Dudamel, con il coro di studenti PS22 di Staten Island e con i Muppet: Kermit, Miss Piggy e il Cookie Monster compresi.

L'aggancio italiano: Pausini nella cerimonia di chiusura

Prima del fischio d'inizio, e distinta dallo show dell'intervallo, si è tenuta la cerimonia di chiusura del torneo. Laura Pausini era sul palco insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger per "Desire", il brano ufficiale dei Mondiali scritto da Williams, di cui Pausini ha curato l'adattamento in spagnolo.

Per un'Italia che non era in campo, era il modo più concreto di essere nella finale.

Troppo, o abbastanza

La reazione della critica è stata divisa, e la ragione è quasi aritmetica: in undici minuti sono passati sei artisti principali, due orchestre, un coro di bambini, due leggende del calcio brasiliano e un gruppo di pupazzi. Chi ha apprezzato ha parlato di ritmo e di regia; chi non ha apprezzato ha osservato che nessun momento ha avuto il tempo di diventare memorabile.

Vale però una considerazione sul contesto: il Super Bowl si ferma per una ventina di minuti perché il football americano è uno sport a intervalli, mentre il calcio no. Comprimere uno spettacolo di quella scala dentro la pausa di una partita che deve poi ricominciare è un problema di formato prima che di gusto. La finale, del resto, è finita ai supplementari: la Spagna ha battuto l'Argentina 1-0 con il gol di Ferran Torres al 106'.