Il punto di partenza

Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour, sta scontando a Bollate una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nel suo negozio, nel 2021. È entrato in carcere venerdì.

Il dato processuale, spesso trascurato nel dibattito di questi giorni, è che la pena corrisponde al minimo previsto per il reato contestato, e che i giudici hanno escluso la legittima difesa perché i colpi furono esplosi quando i rapinatori stavano già lasciando il negozio. È la ragione per cui la vicenda non si è chiusa con un'assoluzione e per cui, adesso, l'unica strada rimasta è quella della clemenza.

L'appello della moglie

Mariangela Sandrone si è rivolta pubblicamente al presidente della Repubblica: «Chiedo soltanto che guardi oltre le carte del processo, che consideri l'età di Mario, il trauma che ha subito e che non è un pericolo per la società. Chiedo un atto di clemenza e di umanità».

Il riferimento all'età non è retorico: con una pena di quasi quindici anni, per un uomo di oltre settant'anni la prospettiva della scarcerazione si sposta molto in avanti.

Le visite e le parole della politica

Il segretario della Lega Matteo Salvini si è recato a Bollate due giorni consecutivi, trattenendosi circa un'ora e mezza. Nel corso della seconda visita, riferisce l'agenzia, i due si sono abbracciati, hanno preso un caffè, hanno incontrato il cappellano del carcere e Roggero gli ha mostrato la biblioteca e l'officina dell'istituto.

Il vicepremier Antonio Tajani ha tenuto a distinguere la propria posizione. Sulla possibilità, evocata da Salvini, di una candidatura del gioielliere, ha detto: «Non ho mai pensato di candidarlo in Forza Italia, ogni partito candida chi vuole». E sulla grazia ha aggiunto: «Ho solo detto che il presidente della Repubblica nella sua saggezza possa pensare di dare la grazia», precisando che «il capo dello Stato non può essere forzato nella sua scelta».

La Lega ha annunciato di voler lavorare a un intervento legislativo per ampliare i confini della legittima difesa.

Il 2005, e la replica della famiglia

Nei giorni scorsi è tornato a circolare un episodio del 2005, quando Roggero puntò una pistola contro il fidanzato della figlia. La famiglia ha diffuso una nota per contestare la lettura che ne è stata data, parlando di istinto paterno di protezione e non di una spedizione punitiva.

Come funziona davvero la grazia

Vale la pena ricordare il meccanismo, perché nel dibattito viene spesso confuso. La grazia è un atto del presidente della Repubblica, previsto dall'articolo 87 della Costituzione: può estinguere la pena o commutarla, in tutto o in parte.

Il ministro della Giustizia svolge l'istruttoria, raccogliendo i pareri del magistrato di sorveglianza e della procura generale, e trasmette il fascicolo al Quirinale con il proprio avviso. La Corte costituzionale, con la sentenza del 2006 sul conflitto di attribuzione fra Quirinale e governo, ha però chiarito che la decisione finale spetta al presidente, che può concedere la grazia anche in presenza di un parere ministeriale contrario.

Non è quindi un atto di indirizzo politico né una misura che il governo possa deliberare. È il motivo per cui la pressione pubblica, da qualunque parte arrivi, non modifica la titolarità della decisione: la richiesta della moglie di Roggero è indirizzata all'unica persona che può accoglierla.