Il corteo di oggi
Genova torna in piazza questo pomeriggio per i venticinque anni dal G8 del luglio 2001. Il corteo nazionale parte alle 14.30 da piazza Alimonda, il luogo in cui morì Carlo Giuliani, preceduto alle 14.15 da un ritrovo di studenti davanti alla scuola Diaz. Il percorso passa per via Odessa, via Tolemaide, piazza Verdi, via Fiume e via XX Settembre, per concludersi in piazza De Ferrari.
L'iniziativa è promossa da una rete di movimenti, collettivi e associazioni, che attendono migliaia di partecipanti, alcuni da altri Paesi europei, e che alla memoria dell'anniversario legano temi attuali: antifascismo, opposizione alle guerre, militarizzazione, con particolare attenzione a quanto accade in Medio Oriente. Sono previsti servizio d'ordine interno, presidi medici e assistenza legale. Le forze dell'ordine seguono la giornata senza attendersi, al momento, tensioni particolari.
Cosa successe nel 2001
Il vertice si tenne a Genova dal 20 al 22 luglio 2001, con la città divisa dalla zona rossa e centinaia di migliaia di persone arrivate per protestare. Il 20 luglio, in piazza Alimonda, Carlo Giuliani, ventitré anni, fu ucciso da un colpo di arma da fuoco durante uno scontro con i carabinieri.
Nella notte fra il 21 e il 22 luglio la polizia fece irruzione nella scuola Diaz-Pertini, dove dormivano manifestanti e giornalisti. Il bilancio fu di oltre sessanta feriti e novantatré persone arrestate, tutte poi assolte. Nella caserma di Bolzaneto, nelle stesse ore, i fermati denunciarono percosse, insulti e umiliazioni sistematiche.
Il bilancio giudiziario, venticinque anni dopo
È qui che l'anniversario diventa qualcosa di più di una commemorazione, perché i tre filoni hanno avuto esiti profondamente diversi.
Carlo Giuliani. In Italia non si è mai celebrato un processo: l'inchiesta fu archiviata nel 2003, con la ricostruzione della legittima difesa. La famiglia si rivolse alla Corte europea dei diritti dell'uomo e nel 2009 una sezione riconobbe una violazione procedurale. La Grande Camera però ribaltò quella decisione: con la sentenza del 24 marzo 2011 nel caso Giuliani e Gaggio l'Italia non fu condannata, pur con sette giudici su diciassette dissenzienti.
La Diaz. Il 5 luglio 2012 la Cassazione ha confermato le condanne per venticinque imputati su ventotto, tutti appartenenti alle forze dell'ordine, per un totale di pene attorno ai novantotto anni, con l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per alcuni alti dirigenti. Le condanne definitive riguardarono soprattutto i reati di falso e calunnia legati alla costruzione a posteriori delle prove, comprese le bottiglie molotov portate dentro la scuola: buona parte delle imputazioni per le lesioni si era nel frattempo prescritta.
Bolzaneto. L'esito è stato ancora più sbilanciato. Su quarantacinque imputati, solo otto hanno riportato condanne definitive, quattro sono stati assolti e per tutti gli altri è scattata la prescrizione, confermata dalla Cassazione nel luglio 2013.
Le due condanne di Strasburgo e la legge sulla tortura
Il punto di arrivo è la Corte europea dei diritti dell'uomo. Il 7 aprile 2015, nel caso Cestaro contro Italia, i giudici hanno stabilito che quanto avvenne alla Diaz costituì tortura ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione, aggiungendo un rilievo che riguardava l'intero ordinamento: l'Italia non disponeva di uno strumento penale adeguato a punire quei fatti, e la prescrizione aveva finito per proteggerne gli autori.
Il 26 ottobre 2017 è arrivata la seconda condanna, questa volta sui fatti di Bolzaneto, con le decisioni nei casi Azzolina e altri e Blair e altri.
Nel frattempo, il 14 luglio 2017, il Parlamento ha introdotto nel codice penale il reato di tortura con la legge 110, che ha aggiunto gli articoli 613-bis e 613-ter. Sedici anni dopo i fatti, e per effetto di una sentenza europea.
Perché se ne discute ancora
Il G8 di Genova resta un caso di studio proprio per questa asimmetria: fatti accertati nei minimi dettagli dalle sentenze, e responsabilità penali in larga parte dissolte nei tempi della giustizia. È la ragione per cui, a venticinque anni di distanza, il corteo di oggi non è soltanto un anniversario, e per cui il dibattito sull'attuazione della legge sulla tortura, tornato in Parlamento più volte, non si è mai davvero chiuso.



