Una vita nell'avanguardia
È morto a Roma, all'età di 86 anni, Pippo Di Marca, una delle figure che hanno dato forma all'avanguardia teatrale italiana. Nato a Catania il 12 ottobre 1939, aveva scelto la scena come terreno di sperimentazione permanente, lontano dai binari del teatro di tradizione.
La sua morte, avvenuta il 21 luglio, è legata a una lunga malattia che negli ultimi tempi lo aveva provato profondamente. È precipitato dalla terrazza della sua abitazione, nel quartiere romano di Trastevere.
Il Meta-Teatro
Il cuore del suo lavoro ha un nome e una data: il Meta-Teatro, che Di Marca fondò a Roma nel 1971 e che descriveva come uno spazio aperto e totale. Da lì è partita una ricerca durata quasi sessant'anni, con circa settanta produzioni.
L'idea che ha attraversato tutta la sua opera è che il teatro non fosse una disciplina chiusa, ma un luogo di incontro tra linguaggi diversi: la scena, le arti visive, la musica, il cinema, la poesia. In questo intreccio Di Marca ha riletto i classici, da Shakespeare a Pirandello, da Kafka a Beckett, filtrandoli attraverso una sensibilità contemporanea e personale.
I compagni di strada
La sua parabola si intreccia con quella di altri protagonisti della sperimentazione italiana. Tra i nomi che hanno incrociato il suo percorso ci sono Carmelo Bene, Leo de Berardinis, Carlo Quartucci, Giancarlo Nanni: una generazione che negli anni Settanta ha rimesso in discussione il modo stesso di fare teatro, cercando forme nuove e spesso scomode.
Di Marca era rimasto attivo a lungo, continuando a lavorare e a dialogare con quella memoria. Non si era mai allontanato dall'idea che l'avanguardia fosse un patrimonio da tenere vivo, e aveva osservato con preoccupazione il rischio che quella stagione venisse a poco a poco dimenticata.
Anche sullo schermo
Accanto al teatro c'è stata anche una presenza cinematografica. Il pubblico più ampio lo ha visto nei panni di Giulio Andreotti in "Il traditore" di Marco Bellocchio, il film del 2019 dedicato alla figura di Tommaso Buscetta. Un cammeo che, per molti, è stato il primo incontro con un artista la cui vita, però, si era svolta soprattutto altrove: nei teatri, negli spazi di ricerca, nei luoghi dove il palcoscenico si reinventa.
Resta un'eredità fatta di libertà e di invenzione: la testimonianza di chi ha considerato il teatro non un rito da ripetere, ma una lingua da riscrivere ogni volta.



