Sempre meno giovani
L'Italia invecchia e si svuota di ragazzi. Secondo uno studio della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, negli ultimi dieci anni i giovani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di 550mila unità, con un calo del 4,3%. Un dato che pesa ancora di più nel confronto europeo: nello stesso periodo la media dell'eurozona è scesa solo dello 0,4%, mentre la Spagna è cresciuta del 5,3%, i Paesi Bassi dell'11,5% e la Francia dell'1,6%; solo la Germania segna un calo, ma contenuto (-1,8%).
Le proiezioni
Il quadro è destinato a peggiorare. Se nel 2023 i giovani in quella fascia d'età erano 12,1 milioni, le stime li vedono scendere a 11,8 milioni nel 2035 e a 10,1 milioni nel 2045, con una perdita complessiva di circa due milioni rispetto a oggi. Meno giovani significa, nel medio periodo, meno persone in età da lavoro a sostenere l'intero sistema.
Il divario tra Nord e Sud
Il fenomeno non è uniforme. A perdere di più sono le regioni del Mezzogiorno: la Calabria segna un calo del 18% (85mila giovani in meno), la Sardegna del 17,2% (poco meno di 60mila), la Basilicata del 16,6%. In controtendenza il Nord, dove la Lombardia cresce del 4,9% (quasi 99mila giovani in più) e l'Emilia-Romagna dell'8,4% (oltre 70mila). Uno squilibrio che rischia di ampliare le distanze già esistenti tra le diverse aree del Paese.
L'onda dei pensionamenti
Il nodo più urgente riguarda però il mercato del lavoro. Tra il 2025 e il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori lasceranno l'occupazione per andare in pensione: 1,6 milioni nel settore privato, 768mila nel pubblico e 665mila tra gli autonomi. Un'uscita di massa che dovrà essere compensata proprio mentre i giovani scarseggiano.
Il peso sul welfare
Sullo sfondo c'è la sostenibilità del sistema previdenziale. Oggi la spesa per le pensioni vale il 15,4% del prodotto interno lordo, ma secondo lo studio è destinata a salire verso il 17% intorno al 2040, prima di scendere sotto il 14% verso il 2070. Gli anni al centro di questo decennio saranno dunque i più delicati. La domanda che dà il titolo all'analisi, chi lavorerà nel 2030, riassume la sfida che l'Italia ha davanti: senza un'inversione sul fronte della natalità, dell'immigrazione e della partecipazione al lavoro, il rischio è quello di una forza lavoro insufficiente a reggere l'economia e il welfare.



