Guardare un film italiano sotto le stelle, seduti dove un tempo si radunava la Parigi gallo-romana: è l'esperienza che ogni estate offre Dolcevita-sur-Seine, e che quest'anno ha richiamato più pubblico che mai, come riferisce l'ANSA.

Un record tra le pietre antiche

Il festival, giunto alla quinta edizione, si è svolto dal 2 al 6 luglio alle Arènes de Lutèce, il grande anfiteatro romano incastonato nel Quartiere Latino. Un luogo dal fascino unico, che per qualche sera si trasforma in una piazza italiana a cielo aperto. Il bilancio parla di oltre 13mila spettatori, il numero più alto mai raggiunto dalla manifestazione: un successo che conferma quanto il cinema e la cultura italiana continuino a esercitare un richiamo forte sul pubblico francese.

Ventuno film e i premi

La programmazione ha messo in fila ventuno film, di cui cinque cortometraggi, tra proiezioni in sala e all'aperto, retrospettive e anteprime. Non sono mancati i riconoscimenti: il Prix Ristretto 2026 è andato a "Un Sole Bellissimo" di Gabriele Manzoni, mentre il Prix du Public Dolcevita è stato assegnato a "Gioia Mia" di Margherita Spampinato. Una selezione che, accanto ai grandi classici, ha dato spazio alle voci nuove del cinema italiano.

Ospiti e incontri

A dare lustro all'edizione hanno contribuito ospiti di rilievo del cinema italiano e internazionale, tra cui Alba Rohrwacher, la regista Isabel Coixet, l'attrice Galatéa Bellugi, lo storico volto pasoliniano Ninetto Davoli, il regista Éric Toledano e il critico Steve Della Casa. Attorno alle proiezioni si sono sviluppati momenti di incontro, una mostra fotografica e un laboratorio teatrale inclusivo, oltre a un dj set che ha portato musica e festa nel cuore della manifestazione.

Un ponte tra Roma e Parigi

Dolcevita-sur-Seine si inserisce nel legame speciale che unisce Roma e Parigi, di cui celebra il gemellaggio. Non a caso il festival ha un evento gemello nella capitale italiana: "Nouvelle Vague sul Tevere", che a Roma, tra Villa Borghese e Villa Medici, rende omaggio al cinema francese. Due città che si specchiano l'una nell'altra e che, attraverso il grande schermo, rinnovano un dialogo culturale antico. In un panorama di festival sempre più numerosi, la manifestazione parigina riesce ancora a distinguersi facendo convivere l'archeologia e la contemporaneità, il cinema d'autore e la festa condivisa.