L'operazione
I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Taranto hanno eseguito trenta misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta sul favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Come riferisce l'ANSA, l'indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalla procura di Taranto, e ha interessato nove province: Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina.
Le accuse
Agli indagati vengono contestate, secondo le ipotesi degli inquirenti, l'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e il favoreggiamento aggravato. Tutti gli indagati restano coperti dalla presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.
Il meccanismo contestato
Al centro dell'inchiesta c'è il presunto sfruttamento del «decreto flussi», lo strumento che regola gli ingressi di lavoratori extracomunitari. Secondo l'ipotesi investigativa, venivano inoltrate false richieste di assunzione attraverso il portale del ministero dell'Interno «Ali», con un centro di assistenza fiscale di Taranto indicato come snodo per la predisposizione dei documenti, in concorso con intermediari e titolari d'impresa compiacenti. I cittadini coinvolti — soprattutto provenienti da Pakistan, Bangladesh e India — avrebbero pagato somme fino a 6.500 euro per ottenere i documenti d'ingresso.

