Un confronto tra studiosi
Roma ha ospitato un convegno internazionale dedicato al rapporto tra Giovanni Gentile e il Risorgimento, con la partecipazione di numerosi studiosi italiani e stranieri. Tre giornate di lavori per mettere a fuoco un nodo complesso: come uno dei filosofi più influenti del Novecento italiano interpretò la stagione fondativa dell'Italia unita.
Chi era Giovanni Gentile
Nato a Castelvetrano nel 1875 e ucciso a Firenze nel 1944, Gentile è una figura tanto centrale quanto controversa della cultura italiana. Teorico dell'«attualismo», fu Ministro della Pubblica Istruzione tra il 1922 e il 1924 — autore della riforma scolastica che porta il suo nome — e direttore scientifico dell'Enciclopedia Italiana. Il suo legame con il fascismo, fino alla Repubblica Sociale, rende ancora oggi il suo nome oggetto di dibattito storiografico. Proprio per questo studiarne il pensiero, contestualizzandolo, è un esercizio di storia intellettuale più che una celebrazione.
Il Risorgimento visto da un idealista
Il convegno, come riferisce l'ANSA, ha esplorato le letture che Gentile diede delle grandi figure dell'Ottocento — da Mazzini a Cavour a Garibaldi — e il peso della dimensione pedagogica nel suo pensiero, secondo cui l'educazione era il motore dell'identità collettiva. Altrettanto rilevante la ricezione novecentesca: il lungo confronto con Benedetto Croce e le interpretazioni successive.
Perché interessa ancora
Tornare su Gentile e il Risorgimento significa, in fondo, interrogarsi su cosa si intendesse per «Italia» nell'Ottocento e su come quel significato sia stato filtrato — attraverso una lente potente e discussa — nel secolo successivo. In una fase di ricorrenze legate all'unità nazionale, è un confronto che conserva una sua attualità, soprattutto se condotto con gli strumenti della ricerca e senza scorciatoie ideologiche.



