Una battaglia legale che si chiude con una sconfitta per il colosso di Cupertino. Il Tribunale dell'Unione europea ha respinto i ricorsi con cui Apple contestava la propria designazione come "gatekeeper", il custode dei mercati digitali, come riportano le agenzie europee.
La decisione
Con la sentenza dell'8 luglio, i giudici di Lussemburgo hanno respinto le azioni presentate dall'azienda contro la scelta della Commissione europea di qualificare App Store e sistema operativo iOS come servizi soggetti al Digital Markets Act, il regolamento che disciplina le grandi piattaforme digitali. La designazione, decisa dalla Commissione nel 2023, resta dunque pienamente in vigore.
L'argomento respinto
Il cuore della difesa di Apple stava in una tesi precisa: l'azienda sosteneva che le versioni dell'App Store per i suoi diversi dispositivi, dall'iPhone all'iPad, dal Mac all'Apple Watch fino all'Apple TV, dovessero essere considerate servizi distinti, e quindi valutate separatamente. Il Tribunale ha bocciato questa impostazione, osservando che i vari store perseguono tutti la stessa funzione, cioè mettere in contatto sviluppatori di app e utenti finali per la distribuzione del software, a prescindere dal dispositivo. È stata invece giudicata inammissibile l'azione relativa al servizio di messaggistica iMessage.
Cosa significa essere gatekeeper
La qualifica di gatekeeper comporta una serie di obblighi pensati per garantire una concorrenza più equa. Le piattaforme designate devono, tra l'altro, consentire l'installazione di store alternativi, favorire l'interoperabilità con servizi concorrenti, non privilegiare le proprie applicazioni rispetto a quelle di terzi e rispettare limiti stringenti nell'uso dei dati degli utenti raccolti attraverso servizi diversi. Sono le regole che negli ultimi mesi hanno già portato Apple a introdurre modifiche al proprio ecosistema nel mercato europeo.
Cosa può succedere ora
La strada per l'azienda non è del tutto chiusa: Apple può presentare appello alla Corte di giustizia dell'Unione europea, il massimo organo giudiziario del continente. Un eventuale ricorso, però, potrebbe vertere soltanto su questioni di diritto e non su un nuovo esame dei fatti. La pronuncia rappresenta intanto un punto fermo nella strategia europea di regolamentazione dei giganti tecnologici, e conferma la volontà di Bruxelles di far valere le proprie regole anche di fronte alle multinazionali più potenti del settore.



