La corsa all'energia da fusione nucleare accelera anche in Europa, e trova nuovi finanziatori di peso. La startup tedesca Proxima Fusion ha raccolto altri 411 milioni di euro, con l'ingresso tra gli investitori di Google e della utility energetica RWE, come riferisce l'ANSA.

Un round che cambia scala

Con quest'ultima operazione la società, con sede a Monaco di Baviera, ha raccolto in meno di tre anni oltre 650 milioni di euro complessivi, di cui circa 95 milioni provenienti da contributi pubblici. Accanto a Google e RWE figurano anche realtà industriali italiane come Eni e Walter Tosto, oltre alla cosiddetta Alpha Alliance, una rete che riunisce ormai più di cinquanta aziende: un segnale di quanto interesse ci sia, tra industria ed energia, verso la fusione come possibile tassello della transizione.

Che cos'è uno stellarator

Proxima punta su una tecnologia specifica, lo stellarator, un tipo di reattore a confinamento magnetico alternativo al più noto tokamak. In entrambi i casi l'obiettivo è imbrigliare con potenti campi magnetici il plasma caldissimo in cui avvengono le reazioni di fusione, le stesse che alimentano le stelle. Lo stellarator ha una geometria più complessa, con bobine dalle forme intricate, ma promette in teoria un funzionamento più stabile e continuo. È la strada studiata da anni in Germania con l'esperimento Wendelstein 7-X, da cui il progetto trae ispirazione.

Dove nascerà l'impianto

Il primo impianto dimostrativo sorgerà a Gundremmingen, in Baviera, sul sito di una centrale nucleare a fissione ormai dismessa: un luogo simbolico, che passerebbe dalla vecchia energia atomica a quella, ancora tutta da dimostrare su scala industriale, della fusione. Con i nuovi fondi Proxima punta a completare la bobina modello dello stellarator, ad aumentare la produzione di cavi superconduttori e magneti ad alta temperatura e a sviluppare i sistemi ingegneristici necessari, con assunzioni previste nelle aree di ingegneria, produzione e operations.

Una scommessa di lungo periodo

La fusione resta una promessa di lungo periodo: un'energia potenzialmente abbondante, senza emissioni di gas serra e con scorie molto più contenute rispetto alla fissione, ma ancora priva di un impianto capace di produrre più energia di quanta ne consumi in condizioni commerciali. L'arrivo di grandi investitori come Google, già attivo su altri progetti del settore, e di utility come RWE indica però che la partita comincia a essere presa sul serio anche dal mondo industriale, e non solo dai laboratori di ricerca.