La transizione ecologica presenta un conto salato al trasporto marittimo, e la Sicilia si trova in prima linea. Secondo uno studio, il sistema Ets dell'Unione europea fa costare circa 32 milioni di euro l'anno tre rotte che collegano l'isola al resto del Paese, come riferisce l'ANSA.

Le rotte e i costi

Lo studio quantifica l'impatto rotta per rotta: circa 20 milioni di euro l'anno sulla Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e più di un milione sul collegamento tra Porto Empedocle e Lampedusa. In totale, appunto, intorno ai 32 milioni. La ricerca è stata commissionata dall'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, realizzata dalla società TiM10 con la supervisione scientifica del professor Giovanni Satta dell'Università di Genova.

Come funziona l'Ets

L'Ets, l'Emission Trading System, è il meccanismo con cui l'Unione europea prova a ridurre le emissioni facendo pagare a chi inquina il costo della CO2. Applicato al trasporto marittimo, riguarda le grandi navi passeggeri, come traghetti e navi da crociera, e i mercantili sopra le 5mila tonnellate di stazza: questi soggetti devono acquistare quote per le proprie emissioni, con un onere che si scarica sui costi del trasporto e, a cascata, sulle tariffe.

Il nodo dell'insularità

Il punto sollevato dall'Autorità portuale è che questo costo non colpisce tutti allo stesso modo. Per un'isola come la Sicilia, il collegamento via mare non è un'opzione ma una necessità, senza alternative su gomma o rotaia come avviene sulla terraferma. Una tassa uniforme rischia così di penalizzare in misura maggiore i territori insulari, ricadendo, come avverte la presidente dell'ente Annalisa Tardino, "sui cittadini, sulle famiglie e sulle imprese".

La richiesta all'Europa

Di qui l'appello a Bruxelles. L'Autorità portuale chiede che il regime di favore già previsto per le isole minori venga esteso anche alle isole maggiori, e che la sua validità sia prolungata almeno fino al 2032. L'obiettivo è ottenere un riconoscimento della specificità geografica della Sicilia, perché la lotta al cambiamento climatico non si traduca, per chi vive su un'isola, in un aggravio sproporzionalmente più pesante. Lo studio, in questo senso, vuole essere uno strumento per portare dati concreti al tavolo europeo.